BIOGRAFIE

Biografia essenziale

 P_a4d7608505Costanza Cerioli nacque il 28 gennaio 1816 a Soncino (Cr), l’ultima dei sedici figli del conte Francesco Cerioli e della contessa Francesca Corniani. Al momento della nascita, a causa della sua precarietà fisica, le fu subito amministrato il sacramento del battesimo.

Il periodo della fanciullezza, incentrato sulla relazione con la madre, fu il tempo in cui acquisì alcuni atteggiamenti che la caratterizzeranno per tutta la vita: la sobrietà nell’uso delle cose, l’attenzione alla povertà della gente di campagna che viveva attorno a lei, la capacità di sentire il bisogno dell’altro e di disporsi a fare qualcosa per soccorrerlo.2422

A dieci anni, precisamente il 3 novembre 1826, Costanza venne mandata dai genitori presso l’educandato delle Religiose della Visitazione ad Alzano Maggiore (Bg). In questo luogo vi rimane cinque anni, ricevendo una educazione, secondo i criteri del tempo, caratterizzata da una rigida osservanza e da una clausura dal sociale.

Il 15 maggio 1831 Costanza ritorna in famiglia trascorrendo i quattro anni che la separano dal matrimonio continuando gli studi, partecipando alle faccende domestiche, e coltivando relazioni di soccorso ai poveri delle classe contadina. Divenuta diciannovenne il 20 febbraio 1835 sposa il nobile Gaetano Busecchi, anziano signore (aveva 58 anni!) e vedovo della contessa Maria Teresa Tassis; era ricco proprietario terriero di Comonte e maestro di musica. Con il Busecchi Costanza Cerioli ebbe quattro figli: Raffaele Gaetano, Carlo Francesco Alessandro, Francesca Maria Teresa e un bambino di cui non resta memoria perché morì immediatamente.

 

Di questi figli solo Carlo, che muore all’età di 16 anni, sopravviverà alla morte infantile, e fu nella relazione con quest’unico figlio che la Cerioli espresse il suo amore materno. Nell’anno 1846/47 Costanza affida il proseguimento dell’educazione del figlio al Collegio Sant’Alessandro, appena aperto in Bergamo dal sacerdote don Alessandro Valsecchi. Fu una esperienza ‘graziosa’ l’aver incontrato quest’uomo che sarà per la Cerioli un riferimento per il proprio discernimento.

Carlo si distinse per perspicacia e per l’atteggiamento buono e maturo di fondo.

Nel giugno 1853 si manifestano i primi segni della tisi, la malattia che lo porterà alla morte. Iniziano per Costanza mesi difficili in cui è costretta dalle situazioni ad una lotta interiore tra il desiderio appassionato che Carlo viva e l’esperienza del lutto che si vedeva assegnata come destino fatale per il futuro immediato. A questo si aggiunga la malattia del marito. Carlo morirà il 16 gennaio 1854; alcuni mesi dopo – il 25 dicembre – le morirà anche il marito.

Ora, occorre fare il punto della situazione. Lei ha trentotto anni: complessivamente la sua vita fino a quell’istante è una vita di continua downloadperdita. E’ una donna che nella vita e nella fede ha accumulato perdite e insuccessi, come figlia, come sposa e anche come madre.

La morte del marito, ma soprattutto la morte di Carlo, aprono un primo tempo in cui Costanza fa esperienza della sfiducia nella vita e nel suo significato, della mancanza di una progettualità: pensa che proprio non è il caso di fare una vita con un altro marito, altri figli, un altro futuro. Anche la fede che fino ad allora l’aveva animata non l’aiuta più a vivere la nuova esistenza che ha davanti. Il suo è ormai un sopravvivere! Preferirebbe che Dio non le chiedesse più nulla, perché lei stessa non è più capace di chiedere molto a se stessa: chiede solo di scomparire, di isolarsi, di annullarsi. Le rimangono solo gli affetti: tutta la sua identità è legata all’affetto per Carlo che ormai è scomparso.

Questo periodo di crisi è superato grazie all’intelligenza e sensibilità di due personalità di spicco: il rettore del Collegio, don Alessandro Valsecchi e il Vescovo di Bergamo Mons. Luigi Speranza. Da questo momento la vita di Costanza si apre ad una nuova prospettiva. I suoi direttori spirituali – don Valsecchi prima, Mons. Speranza dopo – attraverso un profondo discernimento, l’aiutano a scoprire cosa vuole Dio dalla sua vita. In questo contesto di ricerca, le parole del figlio Carlo prima di morire si manifestano profetiche: “Mamma non ti preoccupare, perché dopo la mia morte avrai altri figli”.

Gli esercizi spirituali che svolge a Bergamo nell’anno 1855 sono una tra le tappe più significative. Costanza capisce che Dio non le chiede di vivere nella sofferenza e nella infecondità del suo dolore, ma di aprirsi alla vita con creatività, accettando nuovamente la vocazione di madre che genera a una nuova vita figli che non sono suoi: i poveri e abbandonati, senza futuro, senza una casa, senza famiglia. La sua villa si trasforma subito in una casa accogliente e ospitale di bambini e bambine di ogni età. Per sostenersi nell’attività convoca attorno a sé un gruppo di giovani collaboratrici che insieme a lei costituiscono una comunità laicale.

Con l’anno 1857 Costanza sente il desiderio di concretizzare maggiormente la sua vita con una scelta definitiva e stabile; per questo, consacrandosi al Signore col voto di povertà, obbedienza e castità, cambia il suo nome in Suor Paola Elisabetta e fonderà l’Istituto delle Suore della Sacra Famiglia.

Negli anni successivi Suor Paola Elisabetta si dedica alla fondazione di altre comunità tra cui, il 25 aprile 1862 a Villacampagna (Soncino); il 14 aprile 1863 un’altra presso il convento di Santa Maria in Soncino.salma

Il 4 novembre del 1863 avvia il ramo maschile della congregazione: i padri della Sacra Famiglia.

Paola Elisabetta Cerioli muore a Comonte il 24 dicembre 1865 all’età di quarantanove anni.

 

 

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