Gli inciampi della fede

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 5 luglio: Ezechiele 2,2-5; salmo 122; 2 Corinzi 12,7-10; Marco 6,1-6

Nel ministero in Galilea Gesù passa anche nel paese dove era cresciuto. I suoi discepoli hanno trasmesso la memoria di quel passaggio non come una cronaca, ma come “vangelo”, cioè una storia che dice chi è Gesù e come compie la sua missione di far conoscere Dio.

Lo troviamo infatti, insieme ai suoi discepoli, nella sinagoga, in giorno di sabato, mentre insegna. Faceva così anche negli altri paesi attorno (in particolare ricordiamo Cafarnaum). Le persone erano meravigliate perché Gesù insegnava come uno che ha autorità. A Nazaret, la meraviglia è dovuta a un altro motivo: i suoi compaesani non riescono a capire come quell’uomo, che è nato e cresciuto tra loro, di cui conoscono bene la famiglia, possa parlare così. Ha frequentato la scuola della sinagoga, come tutti i suoi coetanei, dove ha imparato a leggere e scrivere. Da dove gli viene quella sapienza? Oltre a ciò, i nazareni hanno anche sentito parlare dei miracoli fatti da Gesù nei paesi vicini, e si chiedono: da dove gli viene quel potere? In fondo è uno di noi! E così non riescono a credere che quel Gesù sia il figlio di Dio, il Messia.

Il fatto che sia uno uguale a loro è un ostacolo (=scandalo) per la loro fede. Non riescono a credere che Gesù è il figlio di dio, perché e uno di loro, uguale a loro, cresciuto in mezzo a loro. Dio, così pensano, se si manifesta, deve venire da lontano, deve essere del tutto diverso, deve fare cose straordinarie… E Gesù si meraviglia che non credano in lui: ciò significa che, dal suo punto di vista, potrebbero e dovrebbero credere.

Questo è il “Vangelo” di Gesù: che Dio si è fatto conoscere attraverso la strada più umile e semplice. È diventato un uomo come tutti noi, ha scelto la via della semplicità. Quanto è successo a Nazaret non è un episodio isolato, ma dice tutto il Vangelo: Dio si nasconde nella quotidianità della vita umana; è lì che si fa trovare.

Lo “scandalo” degli abitanti di Nazaret è anche il nostro, quando ci chiediamo: come è possibile che Dio non sia capace di risolvere quello che non va bene? Invece, anche a noi Gesù si manifesta, ci viene incontro per vie umane, per la strada che percorriamo ogni giorno, nella storia della nostra famiglia, dei nostri affetti.

La storia di Nazaret si compie sulla croce: di fronte a Gesù crocifisso anche i giudei si scandalizzano: se è figlio di Dio ce lo dimostri, scenda dalla croce, perché così nessuno può credere che è il Messia. Gesù invece ha mostrato qual è il volto di Dio: il volto di un uomo che offre la sua vita per amore. San Paolo ha capito questo mistero, quando giunge a dire: quando sono debole, è allora che sono forte.

Gesù ci ha insegnato che anche oggi noi lo possiamo incontrare (e servire) non in chi fa cose straordinarie, ma in chi resta più indietro, nei piccoli, in chi soffre nel corpo e nello spirito. E noi, ancora oggi, inciampiamo, facciamo fatica a credere a questo vangelo, a trovare Gesù in queste persone, perché pensiamo che Dio è potente (e vogliamo essere potenti come Lui).

Il papa ci dice che si capisce meglio la realtà guardandola non dal punto di vista di chi sta al centro, ma di chi sta in periferia, di chi è escluso (e scartato). Cioè da dove Gesù si è messo, per salvare l’umanità.