Come si risponde al dono di Dio

(Meditazione sulla Parola di Dio di Domenica 30 agosto: Deuteronomio 4,1-8; salmo 14; Giacomo 17-27; Marco 7,1-23)

Non sempre la Parola che Dio ci rivolge quando partecipiamo alla s. Messa corrisponde a quanto ognuno vive e desidera quando entra in Chiesa; ma se ci rendiamo disponibili ad ascoltarla nel cuore, essa ci raggiunge sempre e ci fa incontrare con Lui.

Oggi Gesù, rispondendo ai farisei e agli scribi venuti da Gerusalemme (quasi per controllare l’ortodossia del suo insegnamento) ci aiuta a vedere dove concretamente si gioca il nostro rapporto con Dio. Per i custodi della religione giudaica era scandaloso che i discepoli del “Rabbi” Gesù non osservassero i precetti che la tradizione aveva creato (come la purificazione rituale del corpo o degli oggetti, o la distinzione tra cibi puri e altri impuri) perché fossero come una “siepe” che aiutava a preservare l’obbedienza ai comandamenti della legge di Dio (espressa in modo sintetico nel decalogo).

Gesù risponde in modo radicale: fate attenzione, perché nel rapporto con Dio è facile sostituire l’osservanza esteriore dei “precetti” (creati dagli uomini) con l’obbedienza al comandamento dato da Dio. Questo pericolo accompagna sempre la vita del popolo di Dio: Gesù riprende le parole di Isaia (800 anni più antico di Lui), per avvertire del pericolo dell’ipocrisia, cioè di essere degli attori, che recitano un copione quando di rivolgono a Dio (con le labbra e i gesti religiosi), mentre il loro cuore e la loro vita vanno in una direzione diversa rispetto a quello che dicono con le labbra.

Anche la preoccupazione eccessiva sui cibi puri e impuri per Gesù può far dimenticare che cosa davvero permette la comunione con Dio e la distanza dal male: essa non dipende da quello che si mangia, ma dalla decisione del cuore. Infatti nel nostro cuore ascoltare la voce di Dio, che ci parla attraverso i comandamenti, ma anche la voce del tentatore, che (come è successo con Caino che ha ucciso il fratello), ci vuole convincere che facendo il male saremo felici. Per questo Gesù dice che ciò che ci allontana da Dio (ci rende impuri) è ciò che esce dall’uomo, cioè quello che facciamo quando ascoltiamo la voce del tentatore: furti, omicidi, invidie, calunnie…

Quindi per rispondere a Dio è necessario renderci consapevoli di tutto quello che risuona nel nostro cuore: il desiderio di essere fedeli a Lui, ma anche il desiderio di diventare importanti o forti andando contro i principi di comportamento umano che ci insegnano i dieci comandamenti.

Il cammino della nostra risposta al Signore comincia con le orecchie: con esse ascoltiamo ciò che Dio ci insegna per vivere come sue creature. Questa voce arriva al cuore, rendendoci forti per non cedere alla tentazioni del male; infine, se è accolta nel cuore, si trasforma in gesti concreti di buon comportamento verso gli altri. Questi gesti sono fatti con il corpo (sono sguardi, parole, comportamenti concreti): Dio, in risposta al dono della vita, ci chiede non tanto dei gesti religiosi, ma un comportamento giusto, un modo di parlare sincero, il rispetto per il prossimo, come leggiamo nel salmo 14 della liturgia di oggi.

Ecco la “religione pura”, di cui parla san Giacomo nella seconda lettura: visitare e soccorrere gli orfani e le vedove (due categorie sociali tra le più vulnerabili al tempo di Gesù), cioè aiutare chi è nel bisogno. Così, dopo essere andati in Chiesa, per essere cristiani abbiamo molte strade e molte possibilità, ogni giorno, in ogni luogo.