Il respiro di Dio in noi

Riflessione sulla Parola di Dio di domenica 24 maggio, festa di Pentecoste: Atti 2,1-11; salmo 103; Galati 5,16-25; Giovanni 15,26-27; 16,12-15

La festa che celebriamo oggi, la Pentecoste, ci può dire qualcosa soltanto se, mentre abbiamo raccontato la storia di Gesù, dalla sua nascita alla sua risurrezione fino al ritorno al Padre, è nata in noi la voglia di conoscerlo più a fondo, di essere suoi amici, di frequentarlo, di imparare da lui come vivere da uomini e donne per essere felici. Se non è scattato questo interesse, questo affetto, questa amicizia, allora non possiamo capire Gesù che nel Vangelo ci parla dello Spirito di Verità, che ci aiuterà piano piano a scoprire il significato di quello che Lui ha fatto per noi; allora non ci può dire niente la strana storia degli Atti degli apostoli, che racconta il giorno in cui i discepoli hanno ricevuto lo Spirito Santo, come un forte vento e come lingue di fuoco. E non possiamo capire le parole di San Paolo, che ci invita a lasciarci guidare dallo Spirito, che produce in noi amore, gioia, pace, e molti altri frutti. Invece, se è nato in noi un vero interesse per la storia di Gesù, se stiamo scoprendo che Gesù ci aiuta a vivere le cose belle e anche quelle difficili della nostra, allora il dono dello Spirito Santo (che ricordiamo nella festa di oggi) ci riguarda, e non possiamo lasciarlo passare come una cosa tra le altre. Infatti lo Spirito Santo (che potremmo chiamare anche “respiro di Dio”), è per così dire quel “legame” che ci mette in collegamento vivo con Gesù. È questo che ci dicono i tre testi della Scrittura della liturgia di questa festa. Gesù, nell’ultima cena con i discepoli, spiega che lo Spirito di verità darà testimonianza di Lui, cioè ci parla di Lui, ci aiuta a comprendere il senso di quello che Gesù ha detto e fatto. È così grande che non lo si può cogliere tutto in una volta, in un momento della vita. È solo poco a poco che riusciamo ad accogliere il Vangelo: occorre passare dentro la vita, scoprirne la bellezza e la fragilità, fare esperienza di quanto l’uomo è capace di bene e di male… In questo cammino scopriamo che non siamo soli, che non siamo entrati in questo mondo da soli, ma per un progetto di amore. Questo è lo Spirito Santo che ce lo fa sentire. Lui, dice Gesù, ci guiderà alla verità tutta intera, ci farà scoprire in ogni momento della nostra vita, un pezzetto del dono che Gesù ci ha fatto tutto in una volta, il dono del suo amore. Il modo di raccontare la Pentecoste negli Atti degli apostoli vuole dirci che lo Spirito di Dio è come un vento che smuove, che dona nuovo respiro, nuova vita; è come fuoco che purifica ciò che non dà vita e trasforma tutto in qualcosa di nuovo. La cosa forse più difficile da trasformare è l’incontro tra le persone, il riconoscimento, il capirsi gli uni gli altri, sentirsi un’unica famiglia. Questo è ciò che Dio vuol fare con noi, nel corso della storia. Se è così, se lo Spirito di Dio è all’opera nella storia ed è capace di trasformarla, nasce la domanda: perché allora c’è ancora tanta divisione tra i popoli? Perché tanti commettono ingiustizie verso i loro fratelli? Paolo ci risponde nella lettera ai Galati: è perché Dio non obbliga nessuno ad imitare il suo Figlio Gesù, ma lascia ognuno libero di decidere come comportarsi. Solo chi ama totalmente può arrivare a tanto, a permettere alla persona amata di decidere di perdersi. Incomprensibile mistero dell’amore di Dio! Paolo ci ricorda che ognuno di noi è libero di scegliere se lasciarsi guidare allo Spirito di Gesù o dall’istinto (lo chiama “carne”, cioè la nostra umanità nella sua dimensione di debolezza). Da questa decisione derivano conseguenze importanti: infatti l’istinto produce inimicizie, idolatrie… Mentre lo Spirito produce amore, pace, gioia… Se, avendo conosciuto Gesù, siamo stati attirati da Lui, ci siamo accorti che il suo cammino è quello che ci fa felici, allora chiediamo al Padre che ci aiuti a lasciare agire in noi lo Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel battesimo, e che è il respiro di Dio in noi.