In ricordo di p. Mario

Nei passaggi fondamentali della vita noi cristiani guardiamo alla Parola di Dio come ad una luce che illumina il cammino su cui camminiamo, apriamo il nostro cuore alla preghiera come dialogo con Dio, origine e compimento della nostra vita. Così facciamo anche quando uno di noi compie l’ultimo passo del cammino,  la morte.

Per pregare in suffragio del nostro confratello p. Mario abbiamo scelto di leggere la conclusione del Vangelo di Matteo (28,16-20), dove Gesù invia gli apostoli nella missione universale e un passaggio del libro di Giobbe (19,1.6-11.20-27), esempio dell’uomo sofferente, insieme al salmo 145. Queste Parole della Scrittura ci aiutano a guardare nella giusta luce la vita di p. Mario che si è conclusa sulla terra; e la sua vita, come sarebbe bello per ogni cristiano, ci aiuta un po’ a comprendere il senso di queste Parole.

Gesù dice ai suoi discepoli come ultimo gesto della sua missione: “andando, fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a compiere tutto quello che io vi ho comandato”. Dopo aver vissuto con lui per un lungo tempo, dopo averlo abbandonato durante la sua passione, gli unidici discepoli ricevono da Gesù risorto il mandato missionario: Gesù li invia a tutti i popoli della terra con un ordine principale: “renderli discepoli di Gesù”. Come Gesù ha chiamato loro per imparare da Lui, così essi, con il loro modo di vivere dovranno attirare altri a scoprire quanto è bello per ogni uomo e ogni donna mettersi alla scuola di Gesù per vivere in pienezza. Da allora ad oggi questa è la missione della Chiesa (e per questo anche della Congregazione della Sacra Famiglia): annunciare con la vita che il cammino di Gesù è una strada che vale la pena seguire, per avere la vita piena.

Questa missione di Gesù p. Mario l’ha fatta sua, dedicando tutte le sue energie di religioso e di prete alla missione pastorale in favore delle popolazioni povere del Brasile che negli anni ’70 cominciavano a popolare la grande periferia di S. Paolo.  Il desiderio di dedicare la vita al servizio del Regno di Dio era nato in giovane età nel cuore di p. Mario. Ma a causa della precoce morte del papà l’ha conservato nel cuore e ha lavorato per aiutare la sua famiglia. Quando ha sentito che aveva compiuto questo primo e grande dovere, a 24 anni si è incamminato sulla via del sacerdozio. Non potendolo fare nella Diocesi di Bergamo, è andato a Firenze e ha compiuto i primi anni di studio nel seminario di Prato; nell’ottobre del 1968 è stato accolto nella Congregazione della Sacra Famiglia.

Verso la fine della formazione iniziale è nata in lui la disponibilità a mettersi al servizio della Congregazione e della Chiesa universale. Il 3 aprile del 1970 scriveva al Superiore generale: “Nelle Delibere dell’ultimo Consiglio era scritto di farsi avanti chi desiderava lavorare nella missione della nostra Congregazione. Faccio perciò sapere a lei e al Consiglio di essere disponibile per lavorare laggiù, oltre che per la Congregazione dove e come lei vuole”. E qualche mese: “Sono rimasto tanto contento quando nelle ultime Delibere del Consiglio generale ho letto che, diventato prete, sarò destinato alla Comunità di Jandira in Brasile”.  Il 26 giugno 1971 è stato ordinato prete da mons. Clemente Gaddi nella cattedrale di Bergamo e poco dopo è partito per il Brasile. Così scriveva da Itapevi (Brasile) il 23 ottobre dello stesso anno: “la sera del 28 del mese scorso ho celebrato la prima messa in portoghese a Itapevi, ad maiorem Dei gloriam, per dire grazie perché il mio sogno è diventato realtà”. E il 14 aprile dell’anno dopo: “sono arcicontento di essere prete e di esserlo qui dove il bisogno è enorme. Ottima l’esperienza di questa prima Pasqua sacerdotale e brasileira.” Per vari anni ha dedicato le sue energiche forze nel servizio pastorale alla gente, in collaborazione e a volte anche in sano antagonismo con i confratelli che svolgevano lo stesso ministero. Dalla sua tenace dedizione e intraprendenza è sorta la Parrocchia di Jardim Silveira, che ancora oggi lo ricorda con affetto come il suo primo parroco.

Poi, nel gennaio del 1987, è giunta la malattia, che ha fermato la sua grinta e l’ha costretto a lasciare il Brasile e ritirarsi in questa casa, per essere curato e assistito: questa fase della sua vita, non programmata e apparentemente senza frutto, è durata il doppio del tempo che ha dedicato alla pastorale, cioè trent’anni! Di fronte a situazioni come questa nasce spontanea la domanda: perché la malattia, la sofferenza? Se non fosse arrivata, avrebbe potuto continuare a svolgere il suo servizio pastorale e molte persone ne avrebbero tratto beneficio. Penso che p. Mario si sarà posto molto volte questa domanda. È una domanda giusta, perché è umana; ma nessuno di noi può rispondere.

Le parole di Giobbe ci offrono un sentiero per procedere in questo cammino misterioso. Giobbe era una persona benedetta da Dio perché prosperava in tutto ciò che faceva. Ad un certo punto, improvvisamente  perde i suoi figli e i suoi beni e lui stesso viene colpito da grave malattia che lo porta sulla soglia della morte. Per i suoi amici, che pensano di conoscere Dio, quello che gli succede non è altro che un castigo di Dio per i suoi peccati: che egli chieda scusa e tutto tornerà come prima! Giobbe, pur non sentendosi un santo, non può accettare un Dio vendicativo come quello che gli amici presentano. Spinto dalla sofferenza, non ha timore di sfidare Dio, dicendo che gli è nemico, gli si è messo contro (perché se è onnipotente potrebbe evitargli quello che gli accade!). Ma non si ferma qui. Ha fede che quello stesso Dio che non gli risparmia la sofferenza sarà anche il suo Vendicatore, colui che gli farà giustizia. Ha fede in un Dio più grande di quello che i suoi amici gli hanno presentato. Grida forte la sua speranza che, dopo la morte, conoscerà finalmente la fonte di ciò che gli è accaduto, potrà vedere Dio con i suoi occhi.

Ora – ne abbiamo fiducia – p. Mario può vedere quel Dio al quale ha dedicato tutte le sue forze e al quale ha rivolto le sue domande nella sofferenza. Gli  anni della sua malattia non sono stati facili; né per lui, perché desiderava tornare a  esercitare il ministero, né per chi lo assisteva, a motivo del suo carattere forte, che non è cambiato fino all’ultimo. Pochi giorni dopo il suo arrivo a Martinengo il confratello p. Angelo Bertoli gli scriveva dal Brasile, aiutandolo a provare forza nella fede: “ti sto accompagnando quotidianamente con il pensiero, con l’affetto e con la preghiera, dopo quanto ti è capitato interrompendo d’improvviso la tua attività che sempre è stata il sogno e l’ansia di ogni giorno della tua vita sacerdotale. Ora sei pienamente nelle mani del buon Dio e di coloro che continueranno a starti vicino nel tuo calvario… Il tuo altare per il sacrificio sei tu stesso ed è giunto il momento di mostrare che la fede – fiducia e fedeltà – non ti manca… Non giudicarti inutile, sarebbe un errore pensare questo e soprattutto non sarebbe sacerdotale. Oggi sei più vicino al crocifisso, in piena e totale obbedienza al padre”. Noi sappiamo che  queste parole si sono realizzate: la vita di p. Mario, anche durante la sua malattia, non è stata inutile né vuota; è stata un preghiera a Dio per la Chiesa, per la Congregazione e per i missionari.

Le parole che concludono il suo testamento spirituale redatto – secondo la nostra regola – prima della professione religiosa, possiamo pensare che le abbia pronunciate nel cuore durante tutti questi anni e anche nelle ultime ore, quando già non poteva più parlare: “Ringrazio Dio dei doni immensi ricevuti; il Signore misericordioso abbia pietà della mia anima”.

Desidero ringraziare tutti i confratelli che in modo diretto o indiretto lo hanno assistito e aiutato durante la sua malattia, insieme alle tante signore che lo hanno curato in questi anni. Mi faccio voce dei messaggi di cordoglio verso i familiari da parte dei confratelli lontani, che in questi giorni hanno inviato messaggi e hanno promesso la preghiera di suffragio per p. Mario. A noi si unisce il parroco e i parrocchiani della parrocchie di Nossa Senhora Mae da Igreja di Jardim Silveira, in Brasile, dove p. Mario è stato parroco.