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La cura educativa per i ragazzi difficili PDF Stampa E-mail

di Gianmario Monza1079180

Da diversi anni nel periferico quartiere milanese di Quarto Oggiaro, viene portato avanti un progetto di prevenzione per preadolescenti «difficili» detto Progetto «Zenobia». È un progetto che vede lavorare insieme: le due scuole secondarie di primo grado pubbliche statali del quartiere (Graf e Vico), tre dei cinque oratori del quartiere-decanato di Quarto Oggiaro (SS. MM. Nazaro e Celso parrocchia nella quale operano da oltre 30 anni padri della Sacra Famiglia; S. Lucia e Pentecoste), gli educatori professionali della Cooperativa sociale San Martino.

Questo progetto si articola in tre azioni: 1.tutoring educativo nelle scuole e negli oratori dove la cura educativa, l’attenzione a stabilire una significativa relazione educativa personalizzata e di gruppo, basate su prossimità ed empatia, è perseguita con laboratori espressivi e creativi, con spazio-compiti e preparazione per superare con successo l’esame di terza media. 2.sportello psicologico di ascolto e di orientamento presso le due scuole secondarie di primo grado pubbliche statali del quartiere (Graf e Vico). 3.educativa di territorio (educativa di strada) dove i preadolescenti vengono «agganciati» nei luoghi sull’informalità: panchine, piazzette, giardinetti, cortili.42_big

Il nome del progetto «Zenobia» è tratto da uno scritto di Italo Calvino: Zenobia è una città all’interno della quale gli abitanti tentano di dare forma ai loro desideri; per tale ragione il progetto «Zenobia» si caratterizza come una cura educativa per i/ le ragazzi/e difficili (Madre Cerioli avrebbe parlato di ragazzi/e «senza avvenire»). La cura va intesa nel senso del celebre motto di don Lorenzo Milani: «I care» cioè «mi stai a cuore, mi interessi, sei importante», «tu sei prezioso ai Miei occhi, degno di stima ed Io ti amo» dice Dio in Isaia 43,1-5).

Educare cioè fare emergere le potenzialità positive di questi/e ragazzi/e «difficili» (ma sono loro ragazzi «difficili» oppure oggi nella società post-moderna segnata dal fatto che tutto o quasi è liquido nell’ambito valoriale, è «difficile» essere ragazzi/e?), aiutarli a disegnare biografie sempre meno segnate da solitudine, abbandono, indifferenza, ma nella consapevolezza che la «verità del nostro vivere è che siamo consegnati gli uni agli altri», sempre più segnate da un’identità che mette insieme io-tu-noi-Tu capace di «prendere in mano le loro vite e farne dei capolavori » (papa Giovanni Paolo II).

 



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