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Convento PDF Stampa E-mail
Indice
Convento
La Chiesa
La Chiesa, I aula
Il transetto
L'aula conventuale
L'abside e il coro
La santa Famiglia e la cappella
Maria Immacolata
La Fondatrice
San Francesco
Il Chiostro
La sala Capitolare
La Santa Famiglia
Tutte le pagine

Convento di Maria Incoronata. Presentazione

L'Incoronata è il canto del cigno del rinascimento architettonico dei tempi colleoneschi. Un canto di cui alla Sacra Famiglia di Martinengo possiamo udire oggi solo alcuni brani -la chiesa e il chiostro- anche se di certo tra i più suggestivi.

Questo monumento non solo costituisce il traguardo di un ideale ‘itinerario artistico-architettonico colleonesco’ in Lombardia, ma anche quello di un eventuale ‘pellegrinaggio di fede’.

Purtroppo occorre rilevare che sono ancora troppo pochi i visitatori che vi giungono a mirare la grandiosità e limpidezza della sua architettura ed il fulgore rinnovato dei suoi tesori pittorici: forma architettonica ed affreschi intrinsecamente compenetrati l'una con gli altri come un accordo musicale di perfetta consonanza e come un manifesto francescano di nitide essenze.

I cultori dell'arte del passato non esageravano quando nel sottolineare la singolarità del prodotto artistico chiosavano: ‘darebbe lustro ad un'intera città’ (Carminati).

Centro artistico ma che si presta, dicevamo sopra, ad una lettura anche spirituale a beneficio di sensibilità che avvertono in questo ‘documento religioso’ un linguaggio ancora interpretante per l'oggi della loro vita; vale a dire che esso può favorire un'appropriazione riattualizzata della fede che coincide con quella rivoluzione spirituale che noi chiamiamo conversione. Non è detto, infatti, che nella visita alle testimonianze religiose del passato ci si debba fermare sempre e soltanto all'ascolto di un messaggio che rimane solo esterno al visitatore, giacché la memoria religiosa è anche dell'ordine di una verità salvifica da un punto di vista esistenziale.

È una pretesa questa? Non lo pensiamo perché nell'incontro con  una realtà veramente artistica (anche di tipo religioso) ciò che si impone con quella conversazione che è l'incontro-lettura-interpretazione di essa è una rivelazione che contiene un sovrappiù di senso che ha una pretesa universale e non è riducibile al solo aspetto estetico. Per questo pensiamo che la visita più gratificante al complesso monumentale dell'Incoronata non dovrebbe mai esaurirsi nella sua fruizione solo estetica bensì aprirsi a una assimilazione che manifesti al meglio tutte le potenzialità del documento, potenzialità religiose comprese.

Confidiamo che questa umile guida favorisca davvero un contatto soddisfacente al complesso dell'Incoronata nella prospettiva della sua valenza estetica, culturale e anche religiosa.

 Il Convento è di origine francescana ed è come uno ‘scrigno’ che raccoglie un prezioso tesoro. Lo spazio architettonico, gli affreschi e il paesaggio si fondono in intensa armonia per narrare la storia di Gesù e di Maria, sua madre, con i santi e le sante. Non solo: questo Convento narra la storia del condottiero Bartolomeo Colleoni che l’ha fatto costruire; dei francescani che l’hanno abitato; dei religiosi della Sacra Famiglia che l’hanno ampliato, ed ora è un luogo di educazione alla fede attraverso una scuola materna, elementare e media parificate; una pastorale familiare ed educativa; con un Seminario di giovani desiderosi di dedicare la loro vita a Gesù e a tutti; con un Ufficio missionario per la crescita di una coscienza solidaristica.

E’ uno ‘scrigno’, quindi, della storia di una civiltà e di una Chiesa che avevano posto al centro della loro vita -tra battaglie, stenti, paure- Dio e l’uomo, ma anche luogo di una ‘nuova’ storia.

Come tutte le chiese medievali questo Convento rivolge un messaggio  e una domanda al cristiano di sempre.

Il messaggio è questo: «Guarda chi è stato Dio per noi, che cosa ha fatto Gesù per noi, ammira come ci accompagna il suo Spirito, tra le pieghe del tempo!». La domanda,  invece, è questa: «E tu che ne stai facendo del vangelo di Gesù, e della storia e degli uomini tra i quali Lui si è nascosto?».

Messaggio di speranza e domanda di provocazione vengono dagli archi e dalle volte che danno l’idea di un tetto, di una casa da abitare, ma anche sembrano braccia che vorrebbero sollevarci e portarci ‘in alto’ -come fa una madre con un figlio, come ha fatto Dio con Israele, nel deserto, ‘su ali d’aquila’- e che suggeriscono l'idea di un cammino, ma non indicano una meta precisa su questa terra.

Se è vero che «forse siamo sulla terra solo per dire rosa, acqua, ciliegio...» (R.M. Rilke, Nona elegia) noi lo possiamo dire anche rivivendo l’esperienza che traspare dalle pietre, dagli affreschi, dal clima di questo Convento.

 



 



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