La famiglia e la missione della Chiesa

Riflessione sulla Parola di Dio di domenica 4 ottobre: Genesi 2,18-24; salmo 127; Ebrei 2,9-11; Marco 10,2-16

La pagina di vangelo di questa domenica sembra scelta apposta per l’inizio dell’Assemblea dei vescovi dedicata alla vocazione e missione della Famiglia. Ai farisei, che cercano di portare Gesù a discordare con le disposizioni di Mosè circa il divorzio, Egli risponde ricordando il progetto di Dio sull’umanità dall’origine della creazione. Dio creando l’uomo e la donna fa del loro incontro di amore il compimento di tutta la creazione; essi riconoscono e realizzano la loro vocazione ad essere immagine di Dio, chiamati alla felicità. In quella vocazione è iscritto il cammino che Dio indica all’umanità: per realizzare la loro unione essi devono lasciare la loro famiglia di origine, devono anche rinunciare a qualcosa di se stessi perché l’altro viva e per generare una nuova vita. Gesù ricorda che ciò che divide e impedisce l’incontro di amore va contro il progetto originario di Dio. Ciò non significa che le difficoltà nel vivere il matrimonio siano contro il progetto di Dio: credere nell’ideale (che l’uomo e la donna sono chiamati ad una comunione piena e per questo perpetua) non elimina le debolezze, gli errori, le chiusure e anche il peccato. Ma allo stesso tempo tutto questo non può cancellare il progetto che Dio ha iscritto nella nostra carne: sentiamo e capiamo che siamo fatti per l’incontro di amore tra l’uomo e la donna, cioè tra persone diverse, che avendo accolto il regalo miracoloso della vita si sentono chiamate a portarlo avanti, trasmettendo a loro volta la vita e donandosi (sacrificandosi) perché si realizzi in pienezza.

C’è un profondo legame tra la famiglia e il Vangelo: l’incontro di amore tra uomo e donna che dà vita esprime senza bisogno di parole la buona notizia che Dio dà al mondo. Gesù è venuto a ricordarci che Dio non si è pentito di quanto ha creato, né si è sbagliato, anche se l’uomo spesso non riconosce e non corrisponde al suo progetto.

Il papa nella veglia di preghiera per il Sinodo ha detto: “Preghiamo perché il Sinodo riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c’è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane “buona notizia” da cui sempre ripartire… Ogni famiglia, infatti, è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo… La stessa vicenda di Gesù tra gli uomini prende forma nel grembo di una famiglia, all’interno della quale rimarrà per trent’anni. Una famiglia come tante, la sua, collocata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero… Per comprendere oggi la famiglia, entriamo anche noi nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, feriale e comune, com’è quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrarietà, di rispetto per la condizione di ciascuno, di quell’umiltà che libera e fiorisce nel servizio; vita di fraternità, che sgorga dal sentirsi parte di un unico corpo. È luogo — la famiglia — di santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie. Vi si respira la memoria delle generazioni e si affondano radici che permettono di andare lontano. È luogo del discernimento, dove ci si educa a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita e ad abbracciarlo con fiducia. È luogo di gratuità, di presenza discreta, fraterna e solidale, che insegna a uscire da se stessi per accogliere l’altro, per perdonare e sentirsi perdonati. Ripartiamo da Nazaret per un Sinodo che, più che parlare di famiglia, sappia mettersi alla sua scuola, nella disponibilità a riconoscerne sempre la dignità, la consistenza e il valore, nonostante le tante fatiche e contraddizioni che possono segnarla”.

La seconda parte del Vangelo illumina un altro grande valore che come Chiesa e Congregazione oggi celebriamo: la chiamata per tutti i cristiani ad essere missionari. Gesù sta accogliendo dei bambini e i discepoli cercano di impedirlo. Gesù li riprende severamente, spiegando che il Regno di Dio appartiene a quelli che sono come loro: cioè, Dio ama di preferenza coloro che sono piccoli, incapaci di farcela da soli, bisognosi di accoglienza e amore. Per questo i discepoli non devono impedire che si avvicinino a Gesù, perché in ciò si può vedere concretamente la preferenza di Dio. Gesù continua spiegando come possono entrare nel Regno quelli che non sono come bambini, quelli che sanno badare a se stessi: “chi non accoglie il Regno come accoglie un bambino, non vi entrerà”. Cioè essi possono entrarvi accogliendo i bambini, gli indifesi, i bisognosi (due domeniche fa Gesù diceva: chi accoglie un bambino accoglie me e colui che mi ha mandato; è come dire che entra nel Regno).

Anche oggi la Chiesa, che vuole portare avanti nel mondo la missione iniziata da Gesù, si sente chiamata ad accogliere e soccorrere i “bambini”, cioè tutti coloro che sono piccoli e indifesi, incapaci di farcela da soli. In questa missione ha avuto un posto la nostra Fondatrice, Santa Paola Elisabetta Cerioli: ella ha fatto esperienza più concreta del Vangelo quando ha scoperto che la sua maternità (la sua vocazione all’amore) non era finita con la morte dell’ultimo figlio Carlo, ma poteva continuare accogliendo e educando molti altri bambini privi di famiglia, di amore, di educazione e quindi di futuro.

In questa strada l’hanno seguita molte donne e uomini: per i primi 100 anni in Italia; poi anche in altre parti del mondo, in Brasile, in Mozambico, in Congo, dove i bambini vivono povertà diverse da quelle che si vivono oggi in Italia. Oggi noi siamo eredi e continuatori di questa storia di Vangelo, qui in Italia e all’estero. Non andiamo come chi crede di salvare o risolvere chissà quali problemi. Andiamo come chi si sente chiamato a accogliere il Regno accogliendo i bambini, educandoli alla vita, all’amore, alla conoscenza.

È importante e bello che qualcuno vada fisicamente, perché questo ci ricorda che per seguire Gesù dobbiamo uscire da noi stessi. Ma la missione non sta solo nell’andare altrove; sta anche nel sentirci insieme chiamati a testimoniare che c’è un Padre che ci ha creati e ci spinge a uscire da noi stessi per trovare la vita, ci spinge a camminare verso di lui e ci insegna (attraverso Gesù) che la strada per arrivare a Lui è quella di accogliere chi ha bisogno di vita e di amore.

Ecco perché l’Assemblea sinodale che comincia domani avrà come tema “la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”: la famiglia è il luogo della missione evangelica, la prima e la più fondamentale.