L’amore che dà vita

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 31 gennaio: Geremia 1,4-19; salmo 70; 1 Corinzi 12,31-13,13; Luca 4,21-30

In questi giorni, come religiosi e religiose della Sacra Famiglia, abbiamo fatto una particolare memoria della nascita di Santa Paola Elisabetta Cerioli, nata a Soncino il 28 gennaio 1816. Attraverso la preghiera, la riflessione e l’arte abbiamo potuto avvicinarci un po’ di più alla sua esperienza di donna, di madre, di credente e riscoprire la forza e l’attualità dell’insegnamento che ci ha dato con la sua vita. Questi giorni hanno in un certo sento ravvivato il fuoco che ci ha riscaldati e illuminati nel tempo della sua canonizzazione. Nell’Eucaristia di oggi chiediamo al Signore la grazia di mantenere vivo in noi il legame spirituale con questa nostra Santa e Fondatrice, durante questo anno del 200° anniversario ma anche in tutti gli altri che verranno.

Il dono più prezioso di questi giorni e di quelli che verranno è che Santa Paola Elisabetta ci offre una via sicura per comprendere e vivere la Parola di Dio, e ciò può realizzarsi se ci mettiamo alla sua scuola, se studiamo le lezioni che lei ha dato con la sua vita, con il suo cammino spirituale, con le sue scelte e azioni concrete. In questo modo la Fondatrice non è soltanto la pia immagine di un passato che non parla più a noi uomini e donne di questo tempo, ma diventa la chiave che apre per noi le ricchezze del mistero di Cristo e la luce che indica il cammino per seguirlo oggi con la nostra vita.

Se Gesù è la porta per entrare nel mistero della vita di Dio, Santa Parola Elisabetta per noi è la porta per entrare nel mistero di Gesù e per seguirlo come discepoli missionari. Ogni pagina della Bibbia si comprende grazie alla vita di Gesù; e per noi il cammino di Gesù si fa più vicino e più percorribile grazie alla vita di Santa Paola Elisabetta e al sentiero che lei ha tracciato.

Nel Vangelo di oggi Gesù nella sinagoga di Nazaret si presenta come il consacrato di Dio inviato ad annunciare la buona notizia dell’amore di Dio per i poveri, la liberazione per chi è prigioniero e oppresso. All’inizio i suoi compaesani, seppur increduli, lo accolgono con gioia; ma quanto Gesù mostra che non è venuto solo per rispondere alle loro attese e che la sua missione si apre a tutti, la meraviglia si trasforma in rifiuto e in collera, al punto che cercano di ucciderlo. In quel momento Gesù continua il suo cammino, ma ben presto si dirigerà a Gerusalemme, dove sa che lo attende il rifiuto e la morte. Essa però non è l’ultima parola, perché Gesù apparirà vivo oltre la morte a quelli che lo avevano seguito. Tutto il Vangelo racconta il cammino di Gesù che porta la liberazione agli oppressi lasciandosi schiacciare dalla violenza degli oppressori: è il cammino della vita che nasce sempre di nuovo per chi ha il coraggio di andare incontro alla morte con la fiducia che l’amore è più forte di essa.

Meditando sulla vita di Santa Paola Elisabetta vediamo un esempio concreto di questa “legge pasquale”, della vita che rinasce accettando di passare attraverso la morte. Ella già alla nascita di trovò in pericolo di morte e per questo venne battezzata in fretta; visse con grande forza d’animo un matrimonio che agli occhi di molti sembrava una cosa impossibile; provò la gioia della maternità, ferita tuttavia dalla morte quasi immediata di tre dei suoi quattro figli; anche Carlo, sul quale aveva appoggiato tutte le sue speranze di futuro, morì in giovane età; quando desiderava offrire le sue sostanza in beneficienza per tenere viva la memoria di Carlo, il Vescovo Speranza le scrisse: “spogliati, muori; non puoi essere di Dio finché non muori”. Lei accettò e – come per miracolo – sentì rinascere in lei la vita e la gioia della maternità, mentre apriva il suo palazzo e il suo amore alle figlie orfane abbandonate, diventando madre di altri figli e scoprendo il senso nascosto delle parole del suo figlio morente. E così anche il passaggio della sua morte lo visse senza paura, quasi come l’ultima nuova nascita della sua vita, abbandonandosi come figlia amata nelle mani del Padre e fiduciosa che Dio avrebbe portato avanti con altri quanto aveva iniziato attraverso di lei.

Il salmo 70 contiene l’esperienza di una persona che si trova in un grave pericolo di vita e invoca la liberazione e la salvezza di Dio. Esso risuona in tutto il suo significato se lo immaginiamo recitato da Gesù; e anche recitato da Santa Paola Elisabetta, che ha seguito il suo cammino: “la mia bocca racconterà la tua giustizia, ogni giorno la tua salvezza… oggi ancora proclamo le tue meraviglie”. In una lettera del febbraio 1858 alla cognata che da poco era rimasta vedova scrisse: “io pure mi trovai nelle vostre circostanze, lo sapete… e più di tutti posso comprendervi e compatirvi. Ma nello stesso tempo posso cantare per esperienza le misericordie dell’Altissimo”.

Nella seconda lettura S. Paolo presenta ai Corinzi il dono più grande che lo Spirito fa ai figli di Dio: l’amore che viene da Dio. Esso, se lo accogliamo e lo lasciamo agire, produce in noi dei frutti superiori alla capacità di parlare lingue diverse; superiori alla profezia e alla conoscenza; superiori alla fede che trasporta montagne e anche alla generosità che porta a donare tutto ciò che si ha. L’amore di Dio versato nei nostri cuori produce la magnanimità e la benevolenza, l’umiltà, il rispetto per l’altro, l’attenzione al suo bene, la mitezza, il perdono, la gioia di scoprire la verità; la fiducia, la speranza, la sopportazione. Questi frutti, prodotti in noi dall’amore di Dio, ci permettono di sperimentare chi è Dio e cosa fa con noi, sono il segno della presenza del Regno in mezzo a noi.

Santa Paola Elisabetta voleva a un certo momento della sua vita “distribuire tutte le sue sostanze”: il Vescovo le ricordò che ciò non le sarebbe servito a nulla, se non avesse prima aperto il suo cuore al dono dell’amore di Dio, della sua tenerezza di Padre per lei. Passando attraverso la morte a se stessa fece questa esperienza, fino ad arrivare un giorno a scrivere: “ora è il tempo della misericordia, ed io mi vi abbandono come una Figlia in braccio a suo Padre”.

Avendo riscoperto l’amore per lei l’ha resa capace di diventare nuovamente madre. Ha compreso e vissuto la missione educativa come l’impegno di “dare una seconda creazione” ai figli e figlie che accoglieva nella sua casa, e consegna questa missione a tutti noi. Insegnava alle sue compagne educatrici che si può educare solo se si apre il cuore all’amore e alla confidenza: “Ma per amore, mie Carissime, io non intendo quell’amore puramente naturale, che solo ha in vista il benessere e la prosperità del corpo… Il vostro amore deve attingere ad una sorgente più pura, deve avere una mira più alta e più spirituale: dovete, senza negligentare il corpo, formare lo spirito delle vostre Figlie sulle Massime del Vangelo, il loro cuore sul modello di quello di Gesù”.

Paola Elisabetta è Santa ed è importante per noi non tanto per le opere che ha realizzato ma per l’opera che è stata la sua vita, il suo cammino di discepola di Gesù e educatrice in nome suo. Ella ci insegna ad accogliere la buona notizia che Gesù ha portato ai poveri, che Dio è nostro Padre e ci chiama ad amare come Lui, e per fare questo occorre rinascere di nuovo/dall’alto, morendo al nostro egoismo, per diventare davvero liberi per amare.