Le cose nuove

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 13 marzo, quinta di Quaresima: Isaia 43,16-21; salmo 125; Filippesi 3,8-14; Giovanni 8,1-11

Il profeta Isaia, ricordando i prodigi di Dio che ha liberato il suo popolo dalla casa di schiavitù dell’Egitto, annuncia che Dio fa una “cosa nuova” per gli israeliti che si trovano in esilio a Babilonia: apre una strada nel deserto, cioè rende possibile il loro ritorno nella terra che Dio aveva loro donato.Gesù rende visibile e attuale la novità che Dio fa per il suo popolo, è lui la strada sulla quale il popolo più ritornare a Dio da tutti i luoghi lontani dove si trova.

La pagina del vangelo di Giovanni, molto conosciuta, mostra questa novità. Alcuni maestri della legge e farisei portano a Gesù, che si trovava nel cortile del Tempio ad insegnare, una donna adultera e, ricordando la legge di Mosè che ordina la lapidazione, chiedono a Gesù un parere. Questi scribi non si sentivano bene di fronte a Gesù che con libertà accoglieva i peccatori e li dichiarava perdonati. Vogliono vedere cosa dice in un caso tanto evidente come questo, in cui la peccatrice è stata scoperta e la norma è chiara. La risposta di Gesù è il silenzio (sembra che non voglia neppure guardarli in faccia, perché si china a scrivere per terra). Essi insistono e Gesù, in piedi, risponde con quella frase che è diventata quasi proverbiale: “chi è senza peccato scagli per primo la pietra”. E di nuovo si china a scrivere per terra. Essi piano piano lasciano cadere il loro desiderio di difendere Dio e la sua legge e se ne vanno. Cosicchè resta solo la donna, letteralmente scampata alla morte grazie a Gesù. Gesù non la condanna, cioè le perdona il peccato e la invita a non peccare più.

Con questo episodio Giovanni ci presenta la buona notizia, la “cosa nuova” che Dio fa con Gesù. Questa “novità” ha, per così dire, due facce: da un lato perdona il peccato di quella donna; dall’altro toglie la maschera a quei giusti che si sentivano difensori di Dio (della sua legge). Gesù li provoca ad entrare dentro se stessi e comprendere che non sono meno adulteri di quella donna che volevano uccidere, perché anch’essi sono stati infedeli alla legge. L’annuncio del Vangelo ha questi due effetti (come abbiamo sentito anche nella parabola di domenica scorsa): da un lato il perdono per chi si riconosce peccatore e accetta il dono di Dio; dall’altro l’invito alla conversione per chi crede di essere migliore degli altri e si fa difensore dei diritti di Dio. In alcune pagine, come questa, appare che nella missione di Gesù la prima parte sia stata più facile della seconda.

Gesù toglie la maschera a quegli uomini che si presentano a lui come difensori della legge; in realtà appare che essi si servono della legge per nascondere la loro mancanza di fedeltà a Dio; per questo accusano quella donna e se ne servono anche per mettere in scacco Gesù, perché non sopportano il suo modo di perdonare i peccatori. Gesù salva la vita di quella donna, perdona il suo peccato e la chiama a cambiare vita; ma la sua azione non è meno forte in relazione agli scribi, chiamati a prendere coscienza di come si trovano di fronte a Dio invece di farsi giudici degli altri.

Il passaggio della lettera ai Filippesi è un bel commento a questa scena del Vangelo: Paolo, che era un convinto fariseo, si è sentito conquistato da Gesù e ha risposto alla sua chiamata; ha capito che solo Dio può rendere giusti, che questo è solo un dono e mai il frutto di uno sforzo umano. E questo dono non porta a sedersi, a considerarsi arrivato (e magari giudicare gli altri), ma spinge a stare ogni momento in cammino, in corsa per raggiungere la meta, che è di diventare come Gesù, arrivare dove è Lui.

Se il nostro sguardo è fisso su di lui non ci attarderemo a farci giudici degli altri; anzi, potremo vedere negli altri un aiuto per arrivare a Cristo. Invece di farci giudici degli altri, ci sentiremo giudicati dall’amore di Dio, perdonati e rialzati. Una bella novità per la nostra vita!