Nella tempesta, la paura e la fede

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 21 giugno: Giobbe 38,1.8-11; Salmo 106; 2 Corinzi 5,14-17; Marco 4,35-41

Venuta la sera del giorno dedicato alle parabole, Gesù non si ritira in casa a Cafarnao con i suoi discepoli, ma ordina ai discepoli di attraversare il lago e dirigersi verso l’altra sponda. Il ricordo di una notte di burrasca sul lago, in cui i discepoli hanno visto la morte in faccia e se la sono cavata grazie alla presenza di Gesù, diventa a sua volta, nella catechesi delle comunità e sulla penna di Marco, una “parabola”, cioè un storia che dice molto più di quello che è successo quella notte, dà parola a ciò che è nascosto nel profondo della vita di ognuno di noi, parla del modo con cui Dio accompagna la nostra vita.

Il mare reso minaccioso dal vento evoca il pericolo della morte, non solo nella tradizione biblica ma in ogni luogo e cultura, perché esprime una forza che va immensamente oltre la capacità umana di salvarsi. E non solo nell’antichità. Purtroppo in questi tempi abbiamo fatto l’abitudine a ricevere notizie di barconi, carichi di gente disperata, che affronta le acque del mediterraneo e spesso non arriva sull’altra sponda. Siamo così abituati che quasi non riusciamo a percepire la tragedia della morte che quotidianamente si consuma vicino a noi per centinaia di donne, bambini e uomini in cerca di sicurezza.

La vita di ciascuno di noi può essere vista come una traversata in barca, il passaggio tra due sponde, sicure e al tempo stesso misteriose (l’inizio, che è la nascita, e la fine che è la morte). Questo passaggio è affascinante, ma avviene sull’acqua, un elemento che nessuno può dominare, di cui non siamo padroni. E sono frequenti le “tempeste”, cioè i momenti in cui il vento alza le acque, la barca è messa sotto sopra e basta un niente perché si rovesci e tutto finisca. In quei momenti ci viene spontaneo rivolgerci a qualcuno più forte con un grido di angoscia: “non ti importa che moriamo? Se tu, o Dio, hai inventato questo mondo e ci hai messo in questa barca della vita, perché nei momenti di difficoltà dormi e ci lasci in balia della morte?”

I discepoli, che erano pescatori, devono aver affrontato varie volte momenti di pericolo come questo sul lago di Galilea. Quella notte è successo qualcosa di straordinario, che avrebbero compreso solo più tardi. Gesù svegliato dal loro grido di aiuto, con una parola di autorità ha fatto tacere il vento e il mare, come un giorno aveva fatto tacere lo spirito impuro che tormentava un uomo nella sinagoga di Cafarnao, e ha messo al sicuro la loro vita. Poi ha posto loro una domanda che non potevano comprendere: “perché avete così paura? Non avete ancora fede?” Ma come si può non avere paura di fronte al pericolo imminente di morire? E chi è quest’uomo che ha il potere di comandare alle forze della natura?

Dopo la morte e risurrezione di Gesù si sono ricordati di quella notte, del sonno e dello svegliarsi di Gesù, dell’ordine dato al vento e al mare, della domanda che aveva posto loro. E hanno ricevuto la risposta alla domanda che fecero quella notte (chi è costui?). Il sonno di Gesù, pur in mezzo alla tempesta, l’hanno compreso come il segno della morte che Gesù ha realmente affrontato; il suo svegliarsi e sgridare il vento e il mare l’hanno compreso come il segno della risurrezione, che è la vittoria sulle forze e il potere della morte. Hanno capito che Gesù non è risorto per dimostrare di essere il Figlio di Dio, ma per impedire che i suoi discepoli siano inghiottiti dalla morte; è per la nostra vita che Egli risorge. E ci invita a non avere paura, ma a confidare nella sua presenza. Il sonno di Gesù nella barca, che anche noi spesso leggiamo come una sua assenza e disinteresse per la nostra vita, è in realtà il segno che Egli condivide la nostra debolezza, anche la nostra morte. E ci insegna ad affrontare le nostre morti quotidiane con la fiducia in Dio, confidando che in ogni momento della traversata, anche nella tempesta, Dio è vicino a noi.

Quando i discepoli hanno cominciato a annunciare la buona notizia di Gesù i pericoli per la loro vita non sono diminuiti; ma essi non si sono fatti indietro, hanno avuto il coraggio di testimoniare la loro fedeltà a Gesù anche a costo della loro vita. Piano piano la paura è diminuita, ed è aumentata la fiducia, fino a riempire tutto il loro cuore. Anche a noi Gesù propone lo stesso cammino.