Prove di conversione

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 27 settembre: Numeri 11,25-29; salmo 18; lettera di Giacomo 5,1-6; Vangelo di Marco 9,38-48

Da un paio di domeniche ascoltiamo Gesù che ci insegna il modo di pensare di Dio (che è anche il suo), per correggere il modo di pensare di Pietro e dei suoi compagni (che è anche il nostro). Anche oggi Gesù continua questo insegnamento, mentre corregge un pensiero dell’apostolo Giovanni. Questo discepolo racconta al maestro che lui e i suoi compagni avevano visto un uomo che scacciava i demoni invocando il nome di Gesù ed era nata in loro la volontà di impedirlo, perché non apparteneva al loro gruppo. Gesù risponde dicendo di non farlo, perché “chi non è contro di lui, è per lui”. Quando qualcuno fa del bene al suo prossimo (fosse anche con un bicchiere d’acqua), anche se non appartiene al gruppo dei discepoli, compie ciò che piace a Dio, che per questo Dio lo ricompenserà. Al contrario – continua Gesù nel suo insegnamento – quando qualcuno diventa ostacolo (scandalo) per la vita dei più indifesi e deboli (quelli che il Vangelo chiama i “piccoli”), guai a lui! E questo può succedere con tutti: per questo Gesù esorta con forza ad un serio esame di coscienza: se la tua mano (cioè quello che fai) diventa per te ostacolo (scandalo) per una vita retta, tagliala; lo stesso fa’ con il tuo piede (i cammini sbagliati che percorri) e il tuo occhio (ciò che guardi con brama di possedere): abbi il coraggio di riconoscere e eliminare i comportamenti che non ti fanno essere una persona autentica.

Gesù con il suo insegnamento smaschera due atteggiamenti e tentazioni legate al “modo umano” di pensare. Esse sono ancora più gravi quando sono vissuti da chi crede di essere una persona religiosa, perchè vanno contro il modo di pensare di Dio, che Gesù insegna con le sue parole e fa vedere con i suoi gesti.

La prima tentazione è quella del gruppo chiuso, dell’esclusione di chi è diverso, di chi non vive e non la pensa come noi (ne abbiamo un esempio “religioso” nella prima lettura). Gesù rompe la tentazione di chiuderci, di sentirci forti quando ci confrontiamo e distinguiamo dagli altri (sentendoci migliori). Che davvero “apparteniamo a Lui” lo si dovrebbe vedere più nella società che in Chiesa: se sappiamo vedere il bene che n’è nel comportamento degli altri, se gioiamo di questo bene, se collaboriamo a costruire il bene insieme a tutti, senza guardare da dove vengono, a quale religione appartengono: questo è il segno che siamo “di Cristo”, che siamo figli di quel Dio che Gesù annuncia, perché pensiamo e agiamo come Lui (credo che uno dei motivi dell’attenzione che papa Francesco riceve nel mondo intero sia la testimonianza di una umiltà non finta, di una vera apertura a tutti, di una valorizzazione sincera di chi è diverso ed è sinceramente in cammino sulla strada del bene comune).

Gesù non è venuto a chiederci di andare in Chiesa, ma di essere uomini e donne che vivono in maniera degna della loro identità, cioè quella di figli e figlie creati a immagine e somiglianza di Dio. Ciò che più offende Dio non è la mancanza di preghiera, ma la mancanza di giustizia (Giacomo nella sua lettera ha parole dure contro le persone che si sono arricchite mediante l’ingiustizia, che provoca la povertà e lo sfruttamento di molta povera gente).

La seconda tentazione, quel modo di pensare secondo gli uomini che Gesù ci chiama a trasformare, è pensare che sia l’altro la causa dei miei problemi. Gesù ci insegna a cambiare il mondo incominciando da noi stessi, riconoscendo i comportamenti che ci fanno inciampare (questo significa “scandalo”) e cadere nel cammino verso la piena umanità. Con un’immagine estrema (tagliare la mano, il piede, l’occhio) ci insegna a non scendere a patti con ciò che in noi ci porta ad agire in modo sbagliato. Gesù sa che non riusciamo a liberarci del tutto da ciò che ci frena nel cammino, ma ci insegna ad assumerci la nostra responsabilità senza gettarla sull’altro.

La conversione che Gesù chiede durante tutta la sua predicazione (“convertitevi e credete al Vangelo”) è questo lungo cammino per passare dal “pensare secondo gli uomini” al “pensare secondo Dio”. Il vangelo di oggi ci dà due esempi concreti di questo cambiamento. Chiediamo al Signore la grazia di aprirci agli altri, di non rinchiuderci in gruppi che si difendono per paura. E anche la grazia di guardare dentro di noi per riconoscere e combattere ciò che ci impedisce di vivere in pienezza, come Dio Padre desidera.