Quel cielo che illumina la terra

Riflessione sulla Parola di Dio della solennità di Maria Assunta in cielo: Apocalisse 11,19-12,10; Salmo 45; 1 Corinzi 15,20-27; Luca 1,39-56

Il mistero della festa che celebriamo nel bel mezzo dell’estate riguarda una donna che “è andata in cielo”. Cosa può dire, a noi persone di oggi, questo mistero? Per rispondere dobbiamo in primo luogo capire che l’espressione “cielo” (che è contenuta nel dogma dell’Assunta) non significa un luogo fisico dell’universo, ma è un termine biblico per indicare la presenza di Dio, distinta dalla terra e da tutto ciò che Dio ha creato. “Andare in cielo” significa allora entrare nella comunione piena con Dio che sulla terra ha cominciato a vivere, rispondendo all’angelo e vivendo con grande fede e estrema semplicità la sua missione di madre del Figlio di Dio. La seconda cosa da fare, per avvicinarci al mistero di questa festa, è chiederci se ci crediamo a questo “cielo”, cioè a questa comunione piena che Dio ci offre come conclusione del nostro cammino sulla terra. Non basta essere cristiani, frequentare la messa per credere a questo “cielo”. La vita che conduciamo non sembra dire che siamo in cammino verso un incontro, senza il quale ciò che siamo e facciamo non avrebbe un senso, una direzione, e quindi anche una misura.

Sì, la festa dell’assunzione di Maria ci riporta al cuore della fede cristiana, cioè alla risurrezione di Gesù: san Paolo conclude la prima lettera ai Corinzi con l’annuncio della risurrezione, spiegando che Gesù ha attraversato la morte ed è entrato nella vita piena di Dio non per sé stesso, ma per noi, per aprirci il cammino, come primogenito di molti fratelli tutti destinati alla stessa eredità.

Questa fede nella pienezza della vita in Dio non ci distoglie dalle piccole e concrete cose della nostra vita sulla terra, anzi è proprio in queste cose che possiamo viverla e accrescerla. Il vangelo non ci racconta la glorificazione di Maria, ma solo ciò che lei ha fatto nella sua vita. Dopo l’esperienza della chiamata di Dio, in cui ha ricevuto la missione di essere la madre del Messia, Maria va a visitare la parente che viveva in Giudea. Elisabetta la accoglie con parole ispirate da Dio e termina salutandola così: beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Questa fede di Maria è ciò che l’ha sostenuta fino alla fine della vita; è quella che le ha permesso di stare accanto al suo Figlio dalla sua nascita alla sua morte; è per questa fede che la sua vita si è compiuta dopo la morte nell’incontro con Dio.

Maria è nostra madre anche per accompagnarci nel cammino della fede, che comincia con la nostra risposta a Dio e si conclude con l’incontro con la pienezza della vita in Dio. A lei chiediamo di aiutarci a vedere tutte le nostre storie di relazione e di amore come un cammino verso Dio, che mette nel nostro cuore la sete della pienezza e ci lascia totalmente liberi di scegliere il cammino per arrivarci. Il cammino dell’umiltà e della vita semplice di Maria ci ricorda che la vera fede si vive nelle piccole cose quotidiane e che con esse costruiamo giorno dopo giorno il nostro incontro con Dio.