Santa Paola Esliabetta Cerioli: testimone e guida per una Chiesa dal volto di mamma

Oggi, 23 gennaio, ricorre la festa liturgica di Santa Paola Elisabetta Cerioli, fondatrice della nostra Congregazione. Essa trova una particolare risonanza nel 200° anniversario della sua nascita, avvenuta il 28 gennaio 1816. Il ricordo della vita e dell’eredità spirituale di questa donna dell’ottocento lombardo è per tutti noi, religiosi, religiose e laici della Sacra Famiglia, un aiuto concreto per essere sempre di più discepoli missionari nel luogo dove viviamo, in comunione con tutta la Chiesa.

Celebrare l’anniversario della nascita di S. Paola Elisabetta significa ringraziare Dio per il dono che con lei ha fatto ai suoi figli e figlie spirituali e – attraverso loro – a tanti ragazzi e ragazze e alle famiglie che con essi sono nate e nasceranno. Dio l’ha donata alla Chiesa tutta, e più concretamente alle tante chiese locali, a partire dalla Chiesa di Bergamo, sparse nel mondo, dove il suo Carisma è vivo e dà frutti di vita e di Vangelo.

La celebrazione di questo anniversario ci invita a continuare a scrutare i passi attraverso cui ella ha saputo conformarsi pienamente con Gesù. La sua vita è al tempo stesso ordinaria e straordinaria: essa ha valore per noi non solo per le opere che ha realizzato ma soprattutto per come ha saputo riconoscere la mano di Dio nella sua storia e ha saputo compiere la sua volontà nelle diverse e non facili situazioni che ha attraversato, accettando di perdersi per ritrovarsi, mettendo la sua vita al servizio dei bambini senza famiglia e senza educazione.

Celebrare l’anniversario della sua nascita significa assumere l’impegno di imitare Santa Paola Elisabetta, cioè di essere noi, qui ed ora, altri e altre Paola Elisabetta, perché lei nel suo tempo è stata Gesù per i bambini che ha accolto e educato nella sua casa e nella sua scuola.

Santa Paola Elisabetta, nel momento più difficile della sua vita, ha accolto la chiamata di Gesù a prendere la sua croce e seguirlo: ha accettato di sacrificare a Dio ciò che aveva di più caro, il suo figlio Carlo, morendo con lui; e Dio l’ha fatte risorgere, portandola a sentirsi di nuovo figlia amata da Lui. Come lei anche noi siamo chiamati a percorrere il nostro cammino pasquale dietro a Gesù, per scoprirci sempre di più figli amati di Dio, dentro le prove della nostra vita.

Rinata come figlia, ha scoperto la chiamata ad essere nuovamente madre, non generando altri figli con un nuovo matrimonio, ma accogliendo ed educando quelli che, avendo già ricevuto la vita fisica, non avevano una famiglia che potesse donare loro l’amore e l’educazione necessari per avere un futuro sereno. Santa Paola ci ricorda la gioia e la responsabilità di ogni donna e ogni uomo: quella di educare i figli alla vita e alla fede, facendosi testimoni della paternità e maternità di Dio. E ci insegna a sentirci responsabili anche dei tanti bambini che nel mondo non hanno una famiglia, l’amore e l’educazione e hanno bisogno di sperimentare l’amore e la cura di Dio Padre.

La frase che forse meglio di tutte riassume la vocazione di madre e di educatrice di S. Paola Elisabetta e il suo insegnamento per noi è quella che scrive nella Istruzione alle maestre: “Guardate dunque impegno e alacrità che dovete avere. Si tratta nientemeno di dare alle vostre Figlie / direi se non corro in sproposito / una seconda creazione. Vedete l’importanza della vostra missione? Oh, possiate conoscerla e rilevarne tutta l’importanza, onde adempierla con generosità, con amore e con costanza.” Per lei educare significa far crescere inseparabilmente il corpo, la mente e lo spirito dei figli; è collaborare con l’atto creativo di Dio, che per amore esce da sé per far esistere ciò che ancora non esiste.

Per questo suo modo di intendere l’educazione prende come modello ispiratore della sua missione la Santa Famiglia di Nazaret: in Gesù, Maria e Giuseppe ella vede un esempio concreto di come non si può essere pienamente padri e madri senza fede in Dio, di come educare è collaborare al disegno di amore di Dio per ogni uomo e per ogni donna. Questo modello Santa Paola ancora oggi indica a tutti gli educatori, perché trovino la forza di donare tutta la propria vita perché altri crescano e abbiano vita piena.

Celebrare questo anniversario significa riconoscere in Santa Paola Elisabetta una guida per il nostro cammino di donne e di uomini, di consacrate e consacrati, di genitori e educatori. Ella ha maturato la sua vocazione e realizzato la sua missione in profonda comunione con la Chiesa del suo tempo e del suo luogo. Il Carisma che lei ha vissuto e trasmesso ha un grande campo di azione nella missione della Chiesa di oggi.

Ripartire da Nazaret. Santa Paola Elisabetta ha indicato l’esempio della famiglia di Nazaret come modello evangelico per la vita delle nostre comunità e per la missione di educare i ragazzi/e preparandoli a formare famiglie solide. Papa Francesco alla vigilia del Sinodo per le famiglie ha chiamato la Chiesa a “ripartire da Nazaret”: Entriamo anche noi nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, feriale e comune, com’è quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie… Ripartiamo da Nazaret per metterci alla scuola della famiglia, nella disponibilità a riconoscerne sempre la dignità, la consistenza e il valore, nonostante le tante fatiche e contraddizioni che possono segnarla. (Veglia di preghiera per il Sinodo, 3 ottobre 2015).

Educare alla vita e alla fede. Santa Paola Elisabetta ha scoperto la sua vocazione nell’educazione dei bambini e ragazzi, per essere strumento dell’amore di Dio che vuole per tutti i suoi figli vita piena. Con il recente Sinodo per le famiglie la Chiesa ha ribadito che ciò è una parte importante della sua missione: Una delle sfide fondamentali, fra quelle che sono poste alle famiglie oggi, è sicuramente quella educativa, resa più impegnativa e complessa dalla realtà culturale attuale e dalla grande influenza dei media… Si richiede che la Chiesa incoraggi e sostenga le famiglie nella loro opera di partecipazione vigile e responsabile nei confronti dei programmi scolastici ed educativi che interessano i loro figli. Vi è unanime consenso nel ribadire che la prima scuola di educazione è la famiglia e che la comunità cristiana si pone a sostegno ed integrazione di questo insostituibile ruolo formativo (Relazione 2015, 66-67).

Ascoltare il grido dei piccoli abbandonati. Santa Paola Elisabetta ha ascoltato il grido dei piccoli senza famiglia e senza educazione, che non potevano avere un avvenire sereno e degno dei figli di Dio. Anche oggi la Chiesa vuole essere attenta per soccorrere questi ultimi, che valgono più di tutto l’oro del mondo. Con la voce del Papa dice: Ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito… Anche nei Paesi cosiddetti ricchi tanti bambini vivono drammi che li segnano in modo pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi e di condizioni di vita a volte disumane. In ogni caso sono infanzie violate nel corpo e nell’anima. Ma nessuno di questi bambini è dimenticato dal Padre che è nei cieli! Nessuna delle loro lacrime va perduta!… Anche in questa nostra epoca, come in passato, la Chiesa mette la sua maternità al servizio dei bambini e delle loro famiglie. (Papa Francesco, catechesi dell’8 aprile 2015). “Quando gli affetti famigliari si lasciano convertire alla testimonianza del Vangelo, diventano capaci di cose impensabili, che fanno toccare con mano le opere di Dio, quelle opere che Dio compie nella storia, come quelle che Gesù ha compiuto per gli uomini, le donne, i bambini che ha incontrato. Un solo sorriso miracolosamente strappato alla disperazione di un bambino abbandonato, che ricomincia a vivere, ci spiega l’agire di Dio nel mondo più di mille trattati teologici. Un solo uomo e una sola donna, capaci di rischiare e di sacrificarsi per un figlio d’altri, e non solo per il proprio, ci spiegano cose dell’amore che molti scienziati non comprendono più. E dove ci sono questi affetti famigliari, nascono questi gesti dal cuore che sono più eloquenti delle parole (Papa Francesco, catechesi del 2 settembre 2015).

Papa Francesco alla Chiesa italiana (nel Convegno del novembre scorso) ha confidato un desiderio: Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà. L’umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere afferma radicalmente la dignità di ogni persona come Figlio di Dio.

Ringraziamo Paola Elisabetta che ci ha mostrato con la sua vita questo volto della Chiesa; chiediamole che ci aiuti a vivere bene la nostra missione di consacrati/e, di educatori/trici, di papà e mamme, perché anche grazie al Carisma cerioliano la Chiesa manifesti sempre il suo volto di mamma, che educa all’amore e alla libertà i suoi figli, con una attenzione particolare per chi è piccolo e solo, e soffre per mancanza di amore e di educazione.