Testimoni della Misericordia

 

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 19 aprile, terza di Pasqua: Atti degli apostoli 3, 13-17; salmo 4; 1 Giovanni 2,1-5; Luca 24,35-48 

La Parola di Dio delle domeniche dopo Pasqua ci fa entrare in quel mistero centrale della nostra fede che ci chiama sempre a uscire da noi stessi, a stare in cammino. Il Vangelo di Luca ci racconta il primo (e ultimo) incontro di Gesù Risorto con il gruppo degli “undici” e di quelli che erano con loro, che avviene proprio quando i due “discepoli di Emmaus stanno raccontando come lo avevano incontrato lungo il cammino. Gesù saluta come è abitudine tra i giudei: pace a voi; e cerca di superare la paura e l’incredulità dei discepoli mostrando le mani e i piedi (è proprio quello che è stato crocifisso) e mangiando qualcosa in loro presenza.

Poi fa lo stesso che aveva fatto con i due in cammino verso Emmaus: apre la mente degli apostoli, li aiuta a “ricordare le cose che erano già state dette”: è questo che li può aiutare ad accettare quello che per loro è impossibile capire, cioè la morte e risurrezione di Gesù. Durante il viaggio a Gerusalemme Egli aveva più volte avvertito i discepoli che era necessario per lui compiere le cose scritte nei libri dell’alleanza di Dio con il popolo di Israele, e cioè che doveva soffrire, essere messo a morte e risorgere. I discepoli possono credere che quanto è accaduto fa parte del progetto di Dio, comunicato dai profeti, che Gesù ha fatto suo e ha compiuto. Ma non finisce lì: la sua morte e risurrezione non è solo una parte del progetto di Dio, ma il suo compimento, perché con essa Dio ha perdonato il peccato di tutta l’umanità. È necessario che qualcuno parli a tutti di quanto è avvenuto, invitando così alla conversione. Per questo motivo la parola di Gesù agli apostoli si conclude dicendo: di questo voi siete testimoni. Gli undici hanno vissuto con Gesù, hanno visto come perdonava i peccatori, hanno ascoltato le parabole della misericordia; hanno abbandonato Gesù al momento dell’arresto, hanno sentito che è stato crocifisso ed ora lo vedono vivo. Gesù li smuove dalla loro paura, fa capire loro che i primi ad essere perdonati sono loro, e così possono testimoniare che Dio ha perdonato i loro peccati: Gesù chiede loro di diventare annunciatori del perdono e della conversione.

Il libro degli atti degli apostoli, che leggiamo abbondantemente nel tempo dopo la Pasqua, racconta il modo concreto con cui gli apostoli hanno accolto e realizzato la missione affidatagli da Gesù. Nella pagina di questa domenica Pietro fa un discorso alla folla che si è accalcata attorno a lui e a Giovanni, dopo che aveva guarito l’uomo storpio che chiedeva l’elemosina alla porta del Tempio. Il centro del suo dire è proprio quello che il Risorto aveva ordinato: noi siamo testimoni che Dio ha risuscitato dai morti quel Gesù che voi avete consegnato e rinnegato, provocandone la morte. In questo modo si è compiuta la parola dei profeti. Convertitevi! Cioè accogliete il perdono, l’amore di misericordia che Dio ha manifestato nella vita e morte di Gesù e che ognuno può ricevere se lo vuole. Come Gesù aveva guarito l’uomo steso sul lettuccio come segno visibile di una guarigione ancora più grande, cioè il perdono dei suoi peccati, così il miracolo compiuto da Pietro sull’uomo malato è solo segno del desiderio e della capacità di Gesù di perdonare i peccati.

Che questo sia attuale e vero per ogni tempo della storia lo ricorda Giovanni nel passaggio della seconda lettura: Gesù Cristo giusto, che è espiazione, cioè il perdono di Dio fatto persona, rivelato in modo visibile nella sua storia di vita, morte e risurrezione, è per sempre nostro avvocato presso il Padre, capace di perdonare i peccati di tutti. Questo perdono lo sperimentano, lo conoscono coloro che vogliono accoglierlo, che entrano in rapporto vivo con Lui osservando i suoi comandamenti, ciò che ha vissuto e insegnato: l’amore di Dio arriva al suo termine quando qualcuno si lascia amare.

La misericordia di Dio, il suo amore che va fino al perdono, è il significato nascosto e vero della morte e risurrezione di Gesù. La Chiesa, il popolo dei suoi discepoli, è prima di tutto chi accoglie il perdono, e per questo – come Pietro – lo testimonia, senza timore di impegnare in ciò tutta la vita e senza mettersi al centro, dove invece c’è solo Dio amore.