Una giornata con Gesù

 Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 8 febbraio: Giobbe 7,1-7; salmo 146; 1 Corinzi 9,16-23; Marco 1,29-39

Siamo in cammino, insieme a Gesù, associati al gruppo dei suoi discepoli: così l’evangelista Marco ci immagina. Se leggiamo così il Vangelo, esso può diventare un percorso per la nostra vita di cristiani. Sì, perché ormai abbiamo capito che essere cristiani significa diventarlo, piano piano, andando dietro a Gesù, mentre siamo in famiglia, nel luogo di lavoro, con gli amici. Oggi Marco, continuando la narrazione iniziata domenica scorsa, ci fa vivere una specie di “giornata tipo” insieme a Gesù.

Dopo la preghiera nella sinagoga (dove Gesù ha preso la parola con autorità e ha liberato un uomo posseduto da uno spirito impuro), va in casa di Simone, insieme agli altri che aveva chiamato. Guarisce la suocera e passa con loro la giornata, in un clima di famiglia. Alla sera, passato il sabato, guarisce le persone che gli portano, malati e posseduti da spiriti impuri; infine il riposo. Al mattino, quando i discepoli si svegliano, non trovano il maestro. Messisi sulle sue tracce, lo trovano fuori della città, in un luogo deserto: là Gesù si era recato molto presto, e stava pregando, cioè si intratteneva con il Padre suo. “Là in città tutti ti cercano”, gli dicono, aspettandosi che continui a fare quello che aveva cominciato il giorno prima. “Andiamo altrove, negli altri villaggi, perché io predichi anche là; per questo sono uscito”: la risposta di Gesù, che non ammette repliche, deve essere suonata molto strana ai discepoli. Troveremo altre volte Gesù a Cafarnao, ma quel giorno non ci è ritornato.

Ci possiamo identificare con la suocera di Simone e gli altri malati che Gesù guarisce: anche noi sentiamo le fragilità del corpo e dello spirito, che non ci permettono di essere e comportarci come vorremmo. Gesù oggi ha la forza di liberarci, se abbiamo il coraggio di aprirci a lui e di seguirlo con fiducia.

Possiamo identificarci con i discepoli: chissà che gioia nel passare la giornata con Gesù, ospitando in casa loro quel maestro che li aveva chiamati a seguirlo, che parlava con autorità e liberava le persone dai loro mali. Che dire poi di tutta la gente che ha riempito la strade e la casa di Simone quella sera, e non stava in sé per la gioia della guarigione? Comprendiamo perché il giorno dopo sono andati a cercarlo: come loro, anche noi avremmo spiegato a Gesù che era bene che ritornasse in città, dove tutti lo cercavano. Di fronte alla sua strana decisione restiamo anche noi senza parole, e gli andiamo dietro.

Infine, Marco vuole che guardiamo a Gesù. Anche senza la pretesa di metterci al suo posto, il Vangelo ce lo presenta come un modello da seguire, perché vive un rapporto maturo con se stesso, con Dio Padre e con gli altri. Gesù passa la giornata con i suoi discepoli e la famiglia di Simone: gli piace stare con loro, per condividere la gioia del giorno di festa, del banchetto, dell’amicizia, e anche in questo ci mostra chi è Dio e cosa a lui piace. Gesù si mostra attento alle fragilità fisiche e spirituali di chi gli va incontro: non annuncia un amore ideale, ma tocca i malati e li guarisce. Infine Marco mette in risalto la preghiera di Gesù: al mattino presto, in un luogo deserto, per un incontro totale ed esclusivo con il Padre. È da questo incontro che Gesù impara volta per volta qual è la sua missione, cosa deve fare, dove deve andare. Anche se accoglie molte persone e le cura con grande amore, non è questa la cosa più importante per lui, ma è il parlare di Dio Padre anche a quelli degli altri villaggi e città. Ciò che lo guida non è il bisogno delle persone, né la possibilità di essere acclamato come un salvatore, ma il desiderio di Dio di essere conosciuto da tutti.

Mentre lo seguiamo, insieme a Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, pensiamo che quel giorno avrebbe potuto tornare a Cafarnao e far contenta tanta gente. Pensiamo che oggi potrebbe fare qualcosa per cambiare la testa e il cuore di certe persone, per evitare tanta violenza e ingiustizia. A noi oggi Gesù dice: andiamo altrove! Queste parole, dette ai discepoli il mattino presto del primo giorno dopo il sabato, anticipano le parole che il giovane seduto nel sepolcro vuoto dirà alle donne impaurite, in quell’ altro mattino presto del giorno dopo il sabato: “voi cercate Gesù, il nazareno, che è stato crocifisso. È risorto! Non è qui. Andate a dire ai suoi discepoli che vi precede in Galilea”. Gesù ci chiede il coraggio di metterci in cammino, di andare oltre le nostre comodità, i nostri modi chiusi di pensare. Dio chiede anche a noi questo cammino, che è la conversione del cuore, è la risurrezione, che non avviene in un solo momento, chissà quando, chissà dove, chissà come, ma comincia qui, se seguiamo il maestro con fiducia.