Vedere la strada

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 25 ottobre: Geremia 31,7-9; Salmo 125; Ebrei 5,1-6; Marco 10,46-52. L’incontro di Gesù con il cieco Bartimeo è una pagina ricca per il nostro cammino di discepoli missionari. Per scoprire questa ricchezza dobbiamo leggerla nella sua dinamica interna e nel suo legame con gli altri passaggi del vangelo di Marco che in queste domeniche abbiamo meditato. Il viaggio di Gesù verso Gerusalemme, iniziato in Galilea, quando ha cominciato a parlare di quello che lo aspettava nella capitale, giunge ora alla sua ultima tappa. Gerico era l’ultima tappa dei pellegrini che da lì salivano verso Gerusalemme. Gesù l’ha già attraversata. Mentre esce dalla città tra discepoli e folla, ecco un incontro non programmato! Uno dei tanti che Gesù vive con tutto se stesso, che i discepoli non scordano anche dopo molti anni e che gli evangelisti ci trasmettono come insegnamento che contiene tutto il vangelo.

Il Cieco Bartimeo (sono pochi i guariti da Gesù che hanno un nome proprio) grida verso Gesù: “figlio di Davide, abbi pietà di me”. La folla cerca di farlo tacere, ma lui grida più forte. Gesù sente e lo fa chiamare. Al sentirsi chiamato il cieco salta in piedi (era seduto al bordo della strada a chiedere l’elemosina), getta via il mantello (che rappresentava l’unica sua ricchezza) e si presenta a Gesù. Quanto questo gli chiede cosa vuole che faccia, non ha dubbi: vedere di nuovo. Gesù riconosce che la sua fede gli ha permesso di ricevere quello che ha chiesto. Ma la conclusione è un’altra: il cieco si è messo a seguire Gesù nel suo cammino (verso Gerusalemme).

Insieme alla guarigione fisica della cecità (miracolo che Gesù compie in varie occasioni e che realizza alcune profezie che parlano del Messia), resa possibile dalla fede di quest’uomo (come in molti altri casi di miracoli), c’è qualcosa di più che parla anche a noi che non siamo ciechi. Se Bartimeo recupera la vista, ciò che permette questo miracolo e ciò che lo segue non è una trasformazione meno importante. All’inizio sta mendicando, seduto ai bordi della strada: è in una posizione di dipendenza, di esclusione e anche di disprezzo (da quanto capiamo sentendo che la folla lo fa tacere). All’arrivo di Gesù emerge però la sua capacità di riconoscere in lui il “figlio di Davide” (cioè il Messia); gettando il mantello dimostra che l’unica cosa che ormai gli serve è incontrare Gesù; chiedendogli la vista manifesta la grandezza della sua fede; infine, una volta guarito, anche se Gesù gli aveva detto “va’”, si mette a seguirlo: non deve più dipendere, non è più in una posizione di esclusione, non è più fermo ai bordi della strada, ma in movimento, dietro a Gesù nel cammino che va a Gerusalemme. Non solo recupera la vista, ma diventa capace di seguire Gesù.

Questi particolari ci invitano a vedere in Bartimeo l’esempio di un discepolo riuscito, di come si fa a rispondere a quanto Gesù chiede. Lungo il cammino il maestro ha spiegato ai dodici che andava a Gerusalemme per soffrire la passione, mentre loro a più riprese si sono mostrati incapaci di capire le sue parole (come ciechi) e preoccupati di diventare grandi e importanti. Quando un tale gli aveva chiesto la strada della vita eterna, lo aveva invitato a vendere tutti i beni e seguirlo, ma quello se ne era andato triste. All’ultima tappa del cammino, ecco Bartimeo che mostra come si diventa discepoli: vedendo in Gesù il Messia, riconoscendo la propria debolezza (incapacità di vedere) e chiedendo a lui aiuto, liberandosi da tutte le cose materiali che possono impedire di arrivare a Gesù, mettendosi dietro a lui che va a Gerusalemme.

Bartimeo è anche per noi oggi esempio per essere discepoli (e questa è la condizione per essere missionari). Anche noi a volte ci sentiamo fermi ai bordi della strada, senza più forza per camminare: ascoltando che Gesù passa, alziamo la voce per essere ascoltati e alziamoci incontro a lui. Anche noi abbiamo i nostri mantelli, che ci servono ma non ci bastano per vivere in pienezza: cerchiamo di gettarli lontano, di non cercare la felicità solo in ciò che possediamo di materiale. Anche noi spesso perdiamo di vista le cose più importanti per la vita: chiediamo a Gesù che possiamo “vedere di nuovo”, con tutta la fiducia di essere aiutati. Facendo così potremo riscoprire di essere chiamati ad andare dietro a Gesù, a salire con lui a Gerusalemme, a vivere con intensità la nostra vita, donando la nostra capacità di amare alle persone che abbiamo scelto di amare (la nostra famiglia) e a chi Dio ci fa incontrare come suo amico e bisognoso.