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062. Rothko e la ricerca della luce perfetta
Patto educativo

062. Rothko e la ricerca della luce perfetta

Educare i giovani attraverso l'arte

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In questi mesi, fino al 2 aprile 2024, presso la Fondation Lous Vuitton a Parigi, è allestita una retrospettiva su Mark Rothko con l'esposizione di 115 opere dalle più grandi collezioni internazionali e dai maggiori musei. Vedere le opere di questo famoso artista statunitense di origine ebraiche, uno dei protagonisti dell’espressionismo astratto, morto nel 1970, è stata per me un’esperienza intensa, che mi ha coinvolto e emozionato molto. Nelle sue opere si percepisce lo svolgersi di un itinerario alla ricerca dell’assoluto. Dopo aver iniziato la sua carriera dipingendo quadri figurativi che rappresentano scene di vita metropolitana, abbandona ben presto le figure e le forme per produrre quadri di grandi dimensioni formati da due o tre rettangoli orizzontali dai colori sfumati, dai quali si sprigiona una luce invisibile, misteriosa. L’artista aveva scritto: “Io penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima e comporti conseguenze emotive inattese”. Ma il suo itinerario continua, e va oltre il colore. Dirà infatti: “Non sono interessato al colore. È la luce ciò che ricerco”. Nella sua ultima opera, i 15 enormi pannelli neri della Rothko Chapel, sparisce anche il colore, rimane solo il nero con qualche sfumatura impercettibile di altri colori, dai quali si trasfonde un polline di luce. Mark Rothko ha creato un nuovo concetto di spazio pittorico, unico nel suo genere, diverso da quello naturalistico e prospettico. Uno spazio-colore-luce vibrante, quasi ipnotico, che invita alla contemplazione, all’incanto.  

Questo viaggio di Rothko alla ricerca della luce è allegoria del viaggio di ciascuno di noi, e per questo diventa un'occasione educativa per parlare ai nostri giovani della ricerca del senso (luce, verità, senso, sono tutti sinonimi).

Rothko, fu definito un mistico alla ricerca del sacro attraverso la luce, un ricercatore della luce perfetta. La ricerca della luce è ricerca della verità. Lo stesso Rothko aveva affermato che le sue tele "distruggono l’illusione e rivelano la verità”. Io direi piuttosto che le sue tele non rivelano la verità, ma la ricerca della verità. Alla fine di questa ricerca della luce ci potranno essere solo due epiloghi: o Dio o il nulla.

Recentemente, in occasione della mostra a Parigi, un critico d’arte (Francesca Vertucci sul Sole 24 ore del 17-1-2024) ha scritto che di fronte ai quadri di Rothko si fa un’esperienza di «contemplazione, quasi a evocare “un sentimento di benessere oscurato all’improvviso da una nuvola”. Sì, perché le opere di Rothko sono intrise di un misticismo che si deve sentire dentro, non guardare, per spalancare le porte del nebuloso inconscio: un compito possibile solo a chi sa orchestrare bene la propria sensibilità».

Rothko purtroppo non è arrivato a questa scoperta, e dopo la nuvola non ha visto proprio nulla, è rimasto solo, con la sua solitudine. Il 25 febbraio del 1970 fu trovato senza vita nel suo appartamento di New York, dopo essersi tagliato le vene. Quando la nuvola svanisce, e cioè dopo l’affanno della ricerca della luce-verità, se non trovi Gesù, trovi solo il nulla.

Aiutare ad incontrare Cristo-luce è il più grande atto educativo che possiamo fare nei confronti dei giovani. Papa Francesco in occasione del Patto Educativo Globale ha ripetuto più volte agli educatori: "Non possiamo tacere alle giovani generazioni le verità che danno senso alla vita". Se dopo il dissolversi della nuvola non trovi Cristo, non ti rimane assolutamente nient’altro da cercare. Papa Francesco, come il suo predecessore Benedetto XVI che parlava spesso della "via pulchretudinis", insiste continuamente sulla valenza educativa della bellezza. In un altro messaggio, parlando ai giovani del Patto Educativo Globale, Papa Francesco li invita a stringere un "Patto Globale della bellezza": "Cari giovani, fate emergere la vostra bellezza! Non quella secondo le mode del mondo, ma quella vera. In un mondo soffocato da tante brutture, possiate portare quella bellezza che ci appartiene da sempre, dal primo momento della creazione, quando Dio fece l’uomo a propria immagine e vide che era molto bello. Questa bellezza va diffusa e difesa. Perché se è vero, come diceva il principe Myškin nell’Idiota di Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo, bisogna però vigilare perché il mondo salvi la bellezza. Per questo fine, vi invito a stringere con tutti i giovani del mondo un 'patto globale della bellezza', perché non c’è educazione senza bellezza. «Non si può educare senza indurre alla bellezza, senza indurre il cuore alla bellezza. Forzando un po’ il discorso, oserei dire che un’educazione non è efficace se non sa creare poeti. Il cammino della bellezza è una sfida che si deve affrontare»". Il Papa ricorre ad altri riferimenti letterari e artistici. Oltre al già citato Dostoevskij cita Oscar Wilde e la mitologia greca: "La bellezza di cui parliamo non è quella piegata su sé stessa, come Narciso che, innamoratosi della propria immagine, finì per affogare nel lago dove si rispecchiava. E nemmeno della bellezza che scende a patti con il male, come Dorian Gray che, a incantesimo finito, si ritrovò con il volto deturpato. Parliamo di quella bellezza che non sfiorisce mai perché è riflesso della bellezza divina: il nostro Dio infatti è inseparabilmente buono, vero e bello. E la bellezza è una delle vie privilegiate per arrivare a Lui ".

Quindi come lo studio approfondito e serio della scienza porta a Dio, il logos che ha fatto tutto, così pure percorrere il cammino della bellezza (via pulchretudinis) fino in fondo, porterà a Dio, la bellezza assoluta. Noi educatori dobbiamo educare i giovani alla bellezza, e accompagnarli attraverso percorsi educativi artistici verso la scoperta della "luce perfetta". Rothko aveva detto "È la luce che ricerco", ma purtroppo, nel suo cammino di ricerca, si è fermato a metà strada.

Autore

  • Ezio Lorenzo Bono

Data

  • 03/03/2023

Rubrica

  • Patto Educativo

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