Il volto sfigurato dell’amore

Molti si stupirono al vederlo, perché la sua apparenza era sfigurata a tal punto da non essere più uomo e la sua forma era diversa da quella dei figli dell’uomo” (Is 52,14). Quando Gesù tocca il punto più alto della condivisone della povertà umana, della sua impotenza di fronte al male e alla morte, è anche il momento in cui manifesta nel modo più pieno il volto e il cuore di Dio. Negli ultimi momenti della vita di Gesù scompaiono i miracoli, le predicazioni alla folla, l’entusiasmo di chi lo segue. Restano solo le cose più vere e più tragiche, che ce lo mostrano compagno di ognuno di noi: le parole dette agli amici più intimi, il testamento del pane e del vino, la paura e la solitudine dell’orto degli ulivi, gli oltraggi di un processo farsa, le beffe dei soldati e la morte tremenda, dalla quale nessuno viene a salvare Gesù. Continue reading

La carità insegnataci da Gesù Cristo

Meditazione sul Vangelo del giovedì santo. Giovanni 13,1-12

Siamo vicini alla festa di Pasqua, la festa che attualizza la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e anticipa la liberazione definitiva. Gesù compie il suo cammino sulla terra aprendo il cammino per una libertà inaudita, quella di servire per amore. Altre Pasque Gesù aveva già celebrato, con i discepoli, a Gerusalemme. Questa è diversa, perché Egli sa che questa è la sua “ora”: il tempo di passare dal mondo al Padre, manifestando fino a che punto Dio ama il mondo (Gv 3,16).

La cornice del banchetto ci fa entrare in un’atmosfera di profonda comunione, di condivisione intima di ciò che c’è di più prezioso. Questo clima contrasta con l’azione del diavolo, che ha preso possesso del cuore di Giuda per consegnare Gesù ai giudei; anche questo sa Gesù, e non si lascia condizionare, anzi è Signore di ciò che accade, liberamente si consegna.

Gesù si muove in modo solenne: si accinge a compiere un gesto umile e quotidiano, ne fa una liturgia, che prende il posto dell’altra liturgia, sul pane e sul vino. Le sue azioni passano sotto i nostri occhi uno per uno, ciò che avviene è carico di un significato speciale: si alza, depone le vesti, si cinge un asciugamano (come il servo), versa dell’acqua e comincia a lavare e asciugare i piedi dei discepoli. Fa tutto ciò senza dire una parola. Fermiamoci ad osservare… Vediamo Gesù che lascia il posto del maestro e si abbassa prendendo  il posto del servo; vediamo i discepoli imbarazzati, perché riconoscono il gesto del servo, ma è il maestro che lo fa! Perché?

Ci sembra di capire: negli occhi e nel cuore di Gesù c’è ancora il gesto di Maria, che alcuni giorni prima, a Betania, aveva profumato i suoi piedi asciugandoli con i capelli. Il profumo dell’unguento stava ancora addosso e dentro a Gesù, la tenerezza di quel gesto riempiva ancora il suo cuore.

Nel silenzio rotto soltanto dallo scroscio dell’acqua si alza la voce di Pietro: Signore, tu lavi i piedi a me? Come puoi, tu che sei il maestro, comportarti da schiavo? Quello che Gesù fa, Pietro non può capirlo “per ora”; lo potrà capire solo “dopo queste cose” (cioè dopo che Gesù avrà portato a termine la volontà del Padre). Se non accetta, non “avrà parte con Gesù”, cioè non potrà seguirlo nel suo cammino. Amare come Gesù (il comandamento nuovo che Gesù dà durante la cena) è possibile solo a condizione di lasciarsi amare totalmente da Lui.

L’evangelista ripete -in senso inverso- i gesti solenni con cui Gesù cambia posizione, passando dal posto del servo a quello del Signore, e da lì dà il suo insegnamento. Chiamando Gesù Signore e maestro i discepoli non errano, dicono la verità. Come è vero che lavando i piedi ai discepoli, il maestro ha svolto un  lavoro di servo. Di conseguenza, obbedire il maestro significa imitare il suo gesto, non materialmente ma in ciò che significa:  essere servi gli uni degli altri.

È come per le parabole: non si tratta tanto di “capire”, ma di entrare in un nuovo modo di vedere e di agire. Gesù insegna, con i gesti e le parole, con questa finalità: affinché come io ho fatto a voi, anche voi facciate. Se il dovere del servo è quello di servire il Signore, e se il Signore si mette a servire, che cosa osvrà fare il discepolo?

Il dono della vita per amore da parte di Gesù permetterà a Pietro e agli altri discepoli di comprendere il senso della lavanda dei piedi (che è il senso di tutta la vita di Gesù). Dopo aver capito, i discepoli per essere felici dovranno anch’essi fare lo stesso che ha fatto il maestro.

Santa Paola Elisabetta ha vissuto il comandamento dell’amore, la sua vita ne è una testimonianza. Uno dei luoghi dove i suoi figlie figlie sono chiamati a vivere questo comandamento è la vita nella comunità religiosa. A questo proposito troviamo dei brevi ma chiari passaggi nei suoi scritti:

Sorelle Carissime, se andarete abbassandovi le une e le altre, la carità, la pace, la concordia regnerà sempre nelle vostre Case, la gioia risiederà sulle vostre fronti e provarete quello che dice la Scrittura: “quanto è dolce a Fratelli convivere assieme” (Sl 133) (Ricordi e regole alle Suore della Sacra Famiglia, Op.Om vol 1, cap. VI, p. 58).

Bisognerebbe che vi fosse tra essi (i fratelli) quella confidenza e cordialità vicendevole, quel compiacimento e compatimento reciproco, quell’assoggettamento dell’uno con l’altro, insomma quella carità e quel vivere come veri fratelli senza riguardi e senza timore d’offendersi ed averne a male, senza la qual cosa non potrete mai mettere in piedi l’Istituto: perché capirete anche voi, se nessuno vuol piegarsi, e tutti credono che vada bene la loro maniera di pensare ed operare, non si fa più niente (Lettera a Giovanni Capponi, 22 Giugno 1865, Op. Om. Vol 3.1, p. 265-267).

Procurate che tutti i fratelli adesso, che per la stagione hanno maggior tempo di trovarsi assieme, si affezionino tra essi, con vero legame d’unione e di carità, aiutandosi e compatendosi a vicenda, ed animandosi l’un l’altro a ben progredire nell’opera intrapresa, non solamente quando il vento va a seconda, ma anche nelle contrarietà, e ne’ dispiaceri (Lettera a Giovanni Capponi, Ottobre 1865, Op. Om. 3.1, p. 270)

 

Papa Francesco scrive nella Evangelii Gaudium:

“Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). È quello che ha chiesto con intensa preghiera Gesù al Padre: «Siano una sola cosa … in noi … perché il mondo creda» (Gv 17,21). Attenzione alla tentazione dell’invidia! Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti.” (EG 99).

“Chiediamo al Signore che ci faccia comprendere la legge dell’amore. Che buona cosa è avere questa legge! Quanto ci fa bene amarci gli uni gli altri al di là di tutto! Sì, al di là di tutto! A ciascuno di noi è diretta l’esortazione paolina: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21). E ancora: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9). Tutti abbiamo simpatie ed antipatie, e forse proprio in questo momento siamo arrabbiati con qualcuno. Diciamo almeno al Signore: “Signore, sono arrabbiato con questo, con quella. Ti prego per lui e per lei”. Pregare per la persona con cui siamo irritati è un bel passo verso l’amore, ed è un atto di evangelizzazione. Facciamolo oggi! Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno!” (EG n. 101)

Seguire Gesù nella settimana santa

Introduzione alla Parola di Dio di domenica 13 aprile, delle palme, inizio della Settimana Santa: Isaia 50,4-7; Salmo 22; Filippesi 2,6-11; Matteo 26,14-27,66

In questa domenica iniziamo la settimana santa, i giorni in cui ricordiamo e riviviamo più da vicino gli ultimi eventi della vita di Gesù, segnati dalla sua passione, morte e risurrezione. Nel primo giorno ricordiamo l’ingresso di Gesù nella città santa, Gerusalemme, e il vangelo ci propone la lunga lettura della passione secondo san Matteo. I discepoli hanno vissuto la passione di Gesù in modo del tutto diverso da noi: per loro rappresentò la fine della loro speranza e fiducia in Gesù salvatore. Come poteva Dio abbandonare il suo Messia? Il Padre abbandonare il suo Figlio? Eppure è proprio questo che loro, da lontano, hanno visto e sentito, quando Gesù morendo ha gridato: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? L’incontro con Gesù risorto e vivo ha riempito i discepoli di gioia, ma nonostante questo non è stato facile per loro superare lo scandalo della morte oltraggiosa che Gesù ha sofferto sulla croce. Piano piano, aiutati dalla parola delle Scritture, hanno scoperto che Gesù ha compiuto il cammino di cui parla il profeta Isaia, quello del servo sofferente di Dio (una parte è proclamata nella prima lettura della messa), che è ingiustamente perseguitato e alla fine è riconosciuto da Dio come giusto e riabilitato di fronte ai suoi nemici.

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LA GIOIA DEL VANGELO CON MARIA: ESERCIZI SPIRITUALI SERALI

16/05/2004-16/05/2014 Decimo anniversario di canonizzazione

di santa Paola Elisabetta Cerioli

LA GIOIA DEL VANGELO CON MARIA:  ESERCIZI SPIRITUALI SERALI

Cinque serate per gustare la gioia e la bellezza di essere cristiani oggi,

sulle orme di Maria che ci porta a Gesù

DATE

Lunedì 12 maggio: Rallegrati Maria (Luca 1,26-38)

Martedì 13 maggio: Felice te che hai creduto (Luca 1,39-45)

Mercoledì 14 maggio: A te una spada trafiggerà l’anima (Luca 2, 25-35)

Giovedì 15 maggio: Nelle cose del Padre (Luca 2,41-52)

Venerdì 16 maggio: L’anima mia magnifica il Signore (Luca 1,46-55)

Le serate sono guidate da padre Gianmario Monza

Gli incontri si svolgono presso la Chiesa Incoronata della

Sacra Famiglia a Martinengo, in via Incoronata 1

Dalle ore 20,45 alle ore 22 circa

Informazioni: dal martedì al venerdì ore 11.00  - 12.00  e 16.00 – 18.00

Telefonando al numero: 0363 98 80 98 e/o scrivendo a:

casaspiritualitamartinengo@gmail.com

 

La vita nuova di Gesù

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 6 aprile: Ezechiele 37,12-14; salmo 129; Romani 8,8-11; Giovanni 11,1-45

Il cammino della quaresima va verso la conclusione, e le letture bibliche ci portano sempre più verso il centro del mistero pasquale. La con-versione a cui la quaresima ci invita è scoprire che il cammino di Gesù (che dà la vita per amore e la riceve di nuovo dal Padre) è aperto anche per noi, può orientare la nostra vita e le nostre scelte, può rispondere alla sete di felicità che c’è nel nostro cuore. Il vangelo di questa domenica narra l’ultimo segno che Gesù ha fatto prima della sua passione: la risurrezione di Lazzaro. Dopo l’incontro con la samaritana e quello con il cieco nato, eccone ancora uno, che trasforma la vita delle persone che Gesù incontra. La samaritana ha trovato la fonte per dissetare la sua sete; il cieco ha visto la luce e ha riconosciuto Gesù come Messia; oggi Lazzaro ritorna alla vita ascoltando il forte grido di Gesù che lo chiama ad uscire. Continue reading

Vedere la luce è nascere

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 30 marzo: 1 Samuele 16,1-13; salmo 22; Efesini 5,8-14; Giovanni 9,1-41

Dopo il dialogo con la samaritana, in cui Gesù si è offerto come l’acqua che risponde alla sete di amore e di vita, oggi il vangelo di Giovanni ci presenta un altro incontro di Gesù, uno di quelli che cambiano la vita (con-versione): questa volta Gesù si incontra con un uomo cieco dalla nascita. Come è nello stile del quarto evangelista, il segno della guarigione non è la cosa più importante del racconto che egli ne fa; più importanti sono le conseguenze che quella guarigione ha prodotto, sia nell’uomo guarito sia in coloro che hanno incontrato l’uomo guarito. In questo modo scopriamo il significato “simbolico” di quel gesto, che va ben oltre quel giorno e quell’uomo, e arriva fino a noi. Gesù non solo ridona la vista a quell’uomo, ma è per noi oggi la luce necessaria per “vedere” il senso di quello che viviamo, sia bello che meno bello. Continue reading

La conversione della vita

Meditazione sulla Parola di Dio di domenica 23 marzo: Esodo 17,3-7; salmo 94; Romani 51-2.5-8; Giovanni 4,5-42

La quaresima è un cammino e un tempo in cui siamo invitati a tornare all’essenziale, a quello che conta nella nostra vita, e scoprire che quello che conta più di tutto viene dal nostro sempre nuovo incontro con Dio. Mi sembra di poter tradurre così la “conversione”, alla quale ci invita la liturgia della quaresima. Chi ha incontrato Gesù ha fatto questa esperienza, è stato aiutato a andare al centro della sua vita. Anche noi ogni anno, preparandoci alla Pasqua, siamo chiamati a fare questa esperienza, che non riguarda prima di tutto quello che facciamo con Dio ma quello che facciamo con noi stessi e con gli altri; o – per dirla con altre parole – siamo chiamati a dare passi verso la fede, e ciò non dipende prima di tutto da quello che facciamo in Chiesa ma da quello che siamo e facciamo in casa, in famiglia, sul lavoro, con gli amici. Continue reading